— Uhm! Uhm! Diss'egli bofonchiando. La sta rinchiusa! Per la pietra di Oreb, dove la avrebbe da andare? Questa è casa sua; e non c'è altro luogo da starci una ragazza. La faccia di mia figlia, della mia Ester, del gioiello della mia vecchiaia, l'occhio del mondo non l'ha manco da vedere..... Certe cose non le dovresti dire tu, Debora, che sei vecchia e la gente la dovresti conoscere. Sai quanto il mondo è cattivo, e sai che cosa sono i cristiani. Giusto, e' si vorrebbe che qualche sciagurato di quell'empia razza tendesse le reti a questa mia colomba. Pel Dio d'Abramo, piuttosto vorrei!.... La figliuola d'un ebreo? Che sì che ci metterebbero dei riguardi a rapirmela! Sarebbe una festa per essi; e il povero padre non potrebbe nemmanco ottenere giustizia, nè procurarsi vendetta.
Debora non aggiunse parola; Ester tornò a sedersi in mezzo al viluppo dei panni e, chinato il capo, sembrò tutta intenta al suo lavoro che riprese con mano sollecita ma un pochino tremante; Jacob allargò di nuovo l'ombrella e la depose spiegata sul pavimento presso al fornello perchè vi si rasciugasse, gettò sopra un cassone gli abiti frusti che aveva sulla spalla, vi mise su il suo cappello, e poi riappiccando il discorso, domandò alla serva con accento che aveva un'ombra di sospetto:
— Perchè hai tu tardato cotanto a venirmi ad aprire? Visto ch'ero io, non c'era più da indugiarsi.
E il suo occhio intanto scorreva tutta la stanza intorno come per vedere se ci fosse qualche cosa di nuovo che gli svelasse la causa del ritardo.
Debora rispose:
— Eh! non mi sono indugiata per nulla, ma colle mie gambe di quasi settant'anni, capite anche voi che non si può volare... E poi la marmitta bolliva di troppo e mi sono fermata un momento a gettare un po' di cenere sulla bragia.
Jacob non disse più nulla. Si accostò al fornello ancor egli e tese al disopra del coperchio della marmitta le sue mani scarne, annerite e tremanti, per iscaldarsele. La sua preoccupazione lo aveva ripreso, e quella certa gioia maligna che ho detto tornava a scintillare ne' suoi occhietti infossati. Dopo un poco egli si levò di lì, e fregandosi le mani salì per la scala a chiocciola al piano superiore. Le due donne si guardarono con aria di segreta intelligenza e mandarono un sospiro di sollievo.
La risposta che Debora aveva fatta al padrone intorno al suo ritardo ad aprire conteneva tutt'altro che la verità. Il picchiare di Jacob aveva interrotto un interessante colloquio fra le due donne, il quale s'aggirava sulle condizioni, sui timori, sull'avvenire della povera Ester. Questa non confidava più, non isperava più che in Luigi. Ch'egli la facesse fuggir seco, ch'egli la trafugasse, purchè la togliesse all'ira ed alla vendetta del padre, che sarebbero state tremendissime quando avesse scoperto il vero, ella si sarebbe rassegnata a tutto. Ma da tanti giorni il suo seduttore non si lasciava più vedere; ed ora sarebb'egli venuto all'appello fattogli pervenire per mezzo di Graffigna? Senza essere in chiaro di tutta la verità, Ester era abbastanza addentro nei segreti di suo padre per sapere come Luigi fosse a capo d'una schiera, tra i più fidati della quale era Graffigna, non dubitava punto per ciò che la sua lettera sarebbe giunta nelle mani del suo amante, e con ansia si domandava s'egli l'amasse ancora cotanto da mettere innanzi ad ogni altra bisogna questa che riguardava la sorte di lei. Un tristo presentimento la faceva pur troppo proclive più al timore che alla speranza; e Debora, cui le larghezze di Gian-Luigi e le preghiere di Ester avevano fatta complice ed aiutrice del loro intrigo, tradendo così la fiducia del vecchio Jacob, Debora si sforzava di rassicurare alquanto l'animo abbattuto della giovinetta che s'era abbandonata ad uno sfogo di pianto.
I colpi battuti all'uscio le avevano fatte sussultare ambedue. Quella non era l'ora in cui solesse tornare a casa il padre. Un raggio di speranza balenò negli occhi pregni di pianto di Ester.
— Ch'e' sia lui! Esclamò ella gittando via i panni che teneva sulle ginocchia e levandosi per correre alla porta.