— Eh via! Che cosa ti perdi, Jacob, in sogni di vaneggiamenti impossibili? Pensa intanto ai casi tuoi.

Prese dall'interno della cassa un sacchetto non ancora pieno del tutto di quelli che contenevano l'oro, e ci pose dentro i tre napoleoni; in un altro, non colmo del pari, dello scompartimento dell'argento, serrò gli scudi; le monete erosomiste per la metà del valore che si trovava sulla tavola, ripose in un sacco uguale, di quelli destinati agli spiccioli, l'altra metà mise in una tasca di cuoio che andò a prendere in uno stipo che aveva nella sua stanza, nella qual tasca fece affondarsi anche i soldi e soldoni.

— Ora conviene scrivere tosto questi guadagni nella partita dell'avere, soggiunse Jacob, e sulla polizzina dei sacchetti la nuova cifra del contenuto. Chiamerò Ester... Ah perchè non so scrivere io!... A me non occorrerebbe in verità nemmanco lo averle scritte sulla carta quelle cifre: le ho stampate tutte una per una qui (e si batteva le protuberanze della fronte); ma gli è per mia figlia. Se io mancassi, voglio ch'ella abbia presente in ogni suo particolare tutta la ricchezza ch'io le lascio.... sì una vera ricchezza.... colle istruzioni intorno al modo di usarne che le ho fatte scrivere da lei medesima. Se io mancassi?... Ah! il Dio d'Abramo tenga lontana cotanta sciagura!... No, no, non mancherò sul migliore delle mie fortune.

Prese nella cassa di ferro medesima due libri e ne scartabellò i fogli gremiti di cifre schierate in colonna.

— Come scrive bene la mia Ester!.... Il padre è un ignorantone; sì, appena è se di tutti questi segni ne sa capire qualche cosa; ma la sua figlia volle che imparasse tutto quello che può convenire alla più ricca e nobil giovane. Le sue mani hanno dita incantate, che fanno tutto ciò che vogliono, e la sua mente è ricca di tutte le più utili cognizioni del mondo.... Ed è ricca! Oh oh ricca più di quanto si credono gl'imbecilli che gridano dietro a me: al vecchio avaro, al sordido usuraio; quell'ignorantone di suo padre ha saputo agglomerare dei milioni....

Pronunziò quest'ultima parola con voce più sommessa, quasi temendo che anima viva la udisse.

— Sissignori, dei milioni: ripetè come per convincere l'incredulità di qualcheduno.

Si fregò di nuovo con vivo soddisfacimento le mani, poi fattosi alla botola ed apertala chiamò sua figlia.

— Ester, vieni qui sopra, subito.

La fanciulla non tardò a mostrare la sua bella faccia melanconica nella camera di suo padre. Questi che l'attendeva in capo alla scala, tornò a chiudere con attenzione la botola, poi prese per mano la figliuola e la trasse con sè nell'altra stanza. Colla mestizia della giovane faceva strano contrasto la lieta animazione che regnava sulla asciutta fisionomia del vecchio.