— Vieni: diss'egli, conducendo Ester innanzi alla cassi aperta; vieni, riconfortati, rallegrati anche tu, figliuola mia, delizia mia, nella vista delle mie ricchezze,.... delle nostre ricchezze. Occhio umano fuori che il mio ed il tuo non le vede, e spero che non le vedrà mai. Gli sciocchi fanno ad indovinare: «Oh il vecchio Jacob ha un buon gruzzolo di denari, ha un tesoro nascosto nella cantina.» Stupidoni! Sì, che c'è; e nascosto così bene che nessuno lo saprà mai trovare; ed il mio gruzzolo ed il mio tesoro sono tali, che voi non v'immaginate pure la metà.... Ah ah! Gli è un bel gusto invero sapere che si è più ricchi di tutti que' superbi che vi pongono il piede sul collo; e quando vi oltraggiano, e quando vi fanno un sopruso, dirsi qui, nel fondo del cuore: «Animale che sei, mi leccheresti la suola delle scarpe se ti aprissi il mio scrigno; ma di tutto il mio denaro tu non avrai nulla, e nessuno avrà nulla, no, neppure un centesimo, ed io invece seguiterò a succiarne da tutti....» Mi chiamano appunto vecchia sanguisuga d'un usuraio. (Ruppe in una secca risata). E mi chiamano a dovere! Vorrei succhiarli tutti fino all'ultimo quattrino. Essi ci hanno proibito di acquistare e di possedere. Mentre per gli altri il lavoro, mercè il risparmio, genera la proprietà; per noi nulla, a loro concetto, avrebbe dovuto farci uscire dalla classe dei proletarii. Hanno creduto così rinserrarci a perpetuità nell'inferno della miseria. Stolti! Stolti! Mille volte stolti! La ricchezza essi la vedevano soltanto consolidata nella proprietà immobiliare; e noi ne abbiamo creata un'altra più maneggevole, più potente, e — merito maggiore — che si nasconde, che scappa alla loro avidità, che s'insinua dapertutto, che per mezzo del più ratto soddisfacimento delle passioni dominerà quanto prima il mondo e loro stessi... e già li domina senza che se ne avvedano. Invano tentarono privarcene colle confische, colle pressioni, cogli esigli, colle torture. Noi la portammo nascosta con noi dovunque, come portavamo la nostra legge, lo spirito della nostra razza, e la speranza dell'avvenire assicuratoci dai nostri profeti. Della miseria a cui ci volevano condannare, noi ritenemmo le apparenze, la resistenza alle privazioni, la tenacia, l'odio rivestito d'umiltà; e ne fummo forti al doppio. L'oro, la leva dell'universo, è in mano d'Israele! Ci trasmettiamo di generazione in generazione i tesori e il còmpito avviluppando lentamente il mondo nelle maglie d'una rete che nulla potrà rompere. Un giorno saremo padroni del credito, saremo padroni del mercato, saremo padroni della società. A me mio padre lasciò un tesoro che basterebbe a comprare i più bei palazzi di Torino; io questo tesoro l'ho raddoppiato...

Si tacque un istante e mandò quel suo soffio affannoso che gli era solito.

Ester ascoltava tutte queste parole colla testa china, senza dare il menomo segno d'interessamento. Jacob le prese il mento fra il pollice e l'indice della sua mano destra e le fece sollevare il viso.

— Ebbene, soggiunse, che cosa ne dici, Esteruccia mia? E perchè non ti rallegri? Hai capito quel che ti ho detto? Sei pur capace di apprezzare le mie parole tu?

La fanciulla rivolse il suo sguardo alquanto peritoso sul padre e disse esitando:

— Pensavo una cosa.

— Che cosa?

— Quelle ricchezze così sotterrate a che cosa servono? Anche per chi le possiede, se non ne trae utilità di sorta, non sono elleno come se non esistessero?

Jacob arretrò d'un passo coll'aspetto d'uno spiacevole stupore.

— Ecchè? Sei tu, figliuola mia, che mi parli in questo modo? A che cosa servono? Dio d'Abramo! Servono ad averle; servono a farcene beare colla loro vista, a darcene il diletto di maneggiarle in segreto, di vedersele aumentare giorno per giorno; servono che ciò che abbiamo in nostro potere noi, siamo certi che è tanto di sottratto agli altri... Oh che non sei del mio sangue se non capisci codesto!.... Per la pietra di Oreb! Oh sentiamo un po' a che cosa pensi tu ch'esse avrebbero da servire?