Arom prese un accento dolcereccio e che voleva essere affettuosamente persuasivo:
— Tu non le dirai mai più queste cose, non è vero? E ti guarderai ben bene eziandio dal pensarle, neh Esteruccia mia? Sai se ti voglio bene! Sei la pupilla degli occhi miei. Anche per te io mi sono rallegrato molte volte di avere raccolto tanto tesoro. Tutto questo, mi sono detto, rimarrà a mia figlia. Te — te sola al mondo — ho fatto partecipe di tutti i miei segreti; ti ho aperta sempre l'anima mia dinanzi — come il mio scrigno — e ti ho lasciato vedere per entro. Ho voluto che fin da giovanetta tu gustassi l'impareggiabile diletto di possedere e di saper di possedere. Ho sperato, anzi ho creduto che le mie idee passassero in te, che la mia anima informasse al suo stampo la tua. Tu sei il sangue dei mio sangue, sei la carne della mia carne; devi continuare tuo padre nell'esistenza terrena, come io ho continuato il mio, il quale aveva già dal suo attinto propositi e carattere, e così via via, per generazioni e generazioni. Ma se tu mancassi alla mia speranza, se tu mancassi al tuo dovere; oh te lo affermo, io ti strapperei dal mio cuore, come si strappa un membro guasto dal corpo, io riconoscerei che tu non sei generata dall'anima mia, non ti avrei più qual figlia; e quand'anche fossi morto, la mia maledizione, che affido nelle mani dell'Eterno, ti colpirebbe come ingrata e spergiura.....
— Oh! non dite così, padre: tornò ad esclamare la giovane, più pallida e più turbata di prima. Non badate a quelle mie parole... Dissi a caso... senza rifletterci.....
— Va bene, va bene: continuava il padre; ti credo, mi piace crederti. Mia figlia non può nutrire colpevoli desiderii... Ad ogni modo ascoltami. Se sei degna di me, mi comprenderai. Vi hanno per l'uomo godimenti materiali e godimenti ideali. Quelli soddisfano il corpo, questi lo spirito; i primi sono volgari, son bassi, son vili; gli altri son nobili, sono i soli degni di esseri eletti. La nostra razza, prima e più nobile di tutte, manifesta la sua supremazia nel suo idealismo... Ora anche nel godimento del denaro vi è questa distinzione, e non si contentano della parte migliore quelli che hanno scelto le soddisfazioni materiali. Spendendo il denaro, io non posso avere che questo o quel diletto particolare, concreto, transitorio, consumato il quale nulla più mi resta in mano; conservandomi l'oro invece, appunto perchè esso è la rappresentazione di tutti i beni del mondo, io continuo a possedere in potenza tutte le cose rappresentate, ogni delizia dell'universo; non lo immaterializzo, non lo impiccolisco in cosa particolare, ma ne godo in modo ineffabile, astrattamente, idealmente, perpetuamente, senza soluzione di continuità.
I suoi occhi brillavano per una strana voluttà, le sue mani tremavano per commozione. Ester rimaneva immobile, il capo chino, pallida e muta.
Povera Ester! Come diversamente intonata da quella del padre era in quel tempo l'anima sua!
Fino ad una data epoca, ella aveva vissuto della vita di suo padre, aveva pensato, voluto, desiderato col pensiero, colla volontà, coi desiderii di lui. Il sangue che le correva nelle vene si commuoveva, come quello di chi glie l'aveva dato, allo aspetto dell'oro; aveva ella udito, fin da quando primamente potè intendere parola, magnificar sempre e tanto quella ricchezza di cui sì accuratamente si nascondeva il possedimento che, senza comprendere ben bene che cosa essa fosse, senza domandarsi menomamente allora a che cosa servisse, aveva posto ancor ella nel denaro un culto devoto. Jacob aveva avuto allora nell'anima della figlia un'appendice, per così dire, della propria. Quindi non esitava punto, innanzi ad essa, a manifestare il suo pensiero ed a ricorrere le proprie azioni ed a ripetere i proprii disegni, come fa l'uomo che parla a se stesso e con sè. Le orecchie della giovinetta avevano udito quello che nissuna creatura vivente non aveva dovuto e non dovrebbe saper mai.
Allevata in mezzo alle privazioni poco men che della miseria, sapendo ciò nulla meno che il suo piede calpestava immensi tesori che sarebbero stati, che eran suoi, Ester aveva accresciuta da ciò quella forza di volontà che già aveva recata dalla natura, aveva concentrato e rinvigorito ancora un carattere ardente e risoluto, a cui dava novello rincalzo la dissimulazione, ed aveva acquistata una certa persuasione di potere quasi di sicuro conseguire ciò che volesse, quel dì che potentemente volesse.
Un giorno era avvenuto, nella monotonia invariabile della sua esistenza, un fatto semplicissimo che pure aveva posto in lei il germe d'una interna, compiuta rivoluzione. Un nuovo elemento era entrato nell'anima sua, il quale doveva svolgersi a poco a poco, ingrandirsi, diventar predominante e passar quindi sopra ed innanzi a quegli altri pochi ed aridi affetti che la occupavano dapprima. La sua esistenza erane stata come divisa in due. Il primo periodo tutto silenzio e tenebre; un'indifferenza accompagnata da un assopimento dell'anima. Il secondo un risveglio, una luce nella notte interiore, la rivelazione d'un Dio sopra un misterioso Sinai dell'affetto e del pensiero; l'accensione d'una lava che si comprimeva sotto le sembianze dell'antica apatia.
Questo fatto così fatalmente efficace era stata la comparsa in quella stanza terrena dove Ester soleva lavorare, di Gian-Luigi.