La figliuola di Jacob non aveva allora che quattordici anni, e fino a quel punto l'assopimento dell'anima e del corpo l'avevano mantenuta in una apatia che non era, ma quasi poteva uguagliare la innocenza che ignora. Però sotto quell'indifferenza il precoce sviluppo del fisico e l'audace natura dell'intelletto preparavano celatamente le materie infiammabili della passione. Nel suo sangue era il germe dell'ardore orientale della sua razza. Nella sua bellezza come nella sua natura c'era la tremenda potenza di voluttà della Sunamite.

La bellezza non era ancora apparsa agli occhi suoi sopra nessun volto d'uomo, da nessun occhio di giovane aveva visto raggiare quel baleno di sguardo che penetra nell'anima; una lusinga, una provocazione, una fiamma. Gian-Luigi aveva nella persona la venustà d'una statua greca, nella fierezza del sembiante l'autorità d'una supremazia data dalla natura, nei modi l'agiatezza elegante del gran signore, negli occhi neri il fascino seduttivo di cui Mefistofele aveva armato Fausto contro la povera Margherita. Quella prima volta, Ester non l'aveva visto che pochi minuti, poichè il padre erasi affrettato ad allontanarla; ma l'impressione era tuttavia stata in essa viva e profonda. Più tardi, frequenti volte era avvenuto che il giovane comparisse in quella squallida dimora; e lo faceva con quell'aria di padronanza che a lui era naturale e cui, verso il vecchio ebreo, erano tante le ragioni a giustamente attribuirgli. Ester, partendo, mandata di sopra dal padre sempre sospettoso, scambiava con lui uno sguardo; e quello sguardo era una confessione, era poco meno che una promessa, cui Gian-Luigi non era tale da lasciar cadere inefficace.

Un giorno, parecchi mesi prima dell'epoca in cui si svolge il nostro racconto, Jacob aveva dovuto recarsi a Genova per gli affari suoi, e Gian-Luigi lo sapeva. Il vecchio ebreo contava sulla fedeltà di Debora, obliando come l'oro vinca fedeltà ben più salde che non quella d'una vecchia fante, specialmente di tale che era invecchiata in mezzo a gente che avaramente idoleggia il denaro. Gian-Luigi comprò la serva e fu l'amante di Ester. Da quel giorno, per costei cominciò una esistenza di tormenti indicibili. Ella sapeva quanta ferocia si nascondesse sotto la finta mansuetudine di suo padre; ella conosceva l'odio accanito contro i cristiani che contenevasi nella debolezza di quel vecchio; — e il suo amante era un cristiano! Nessuna speranza adunque di lieta conclusione all'amor suo, fuorchè in una sventura, il pensare soltanto alla quale, non che desiderarla, era una colpa: voglio dire la morte del padre. Questi le aveva detto infinite volte la onnipotenza della ricchezza; ed Ester si sapeva assai ricca. Quella tanta quantità di oro accumulato avrebbe potuto far superare ogni ostacolo. Sì; ma fra quell'oro e lei c'era il padre... Ella scacciava con raccapriccio siffatte idee, e si abbandonava alla fiducia dell'ignoto. Una fiata un leggier barlume di speranza era balenato alla misera fanciulla. Jacob, secondo che soleva di frequente, magnificandole quelle ricchezze che aveva raccolte e la potenza loro, era uscito in queste parole:

— Tutto questo sarà tuo... Bisogna cercarla col lanternino una principessa che ne abbia altrettanto. Tu potresti volere a tuo sposo non so chi, che l'avresti vinta.

— E voi, padre: diss'ella palpitando: voi mi lasciereste sposare quell'uomo che desidererei?

— Certo che sì: rispose il padre colla sua finta bonarietà.

L'anima della giovane si allargò nella subita invasione d'una speranza piena di gioia.

— Perchè, soggiungeva il vecchio, sono più che persuaso come tu non desidereresti se non tale che a te ed a me convenisse pienamente. Voglio dire un israelita del mio stampo, che la pensi come penso io, che sia capace di fare quel che faccio io, e che sapendo continuare la mia opera, sia degno effettivamente di diventarmi figliuolo.

Ester chinò il capo e non parlò più.

Dal momento poi in cui si era accorta d'esser madre, per la figliuola di Jacob s'accrebbero a mille doppi i tormenti, le paure, le angoscie crudeli dell'animo. Gian-Luigi inoltre aveva di molto diminuita la frequenza delle visite che le faceva nelle assenze del padre; e la infelice ragazza s'accorgeva pur troppo che questa era una diminuzione d'amore; se pure mai aveva meritato questo nome sublime, il sentimento che aveva tratto quel seduttore ad abusare dell'imprudente abbandono di Ester.