— Tu mi hai capito bene, figliuola mia, non è vero? Dopo una pausa riprendeva Jacob in quel colloquio con sua figlia, il quale aveva luogo innanzi alle ricchezze della cassa di ferro spalancata. Tu, per essere degna figliuola di tuo padre, per corrispondere al tanto affetto ch'e' ti porta, tu amerai l'oro di quel vero amore con cui deve essere amato, con quel giusto amore che si merita; tu odierai i cristiani con quel vero e giusto odio che si meritano.
Ester si riscosse, impallidì e tacque.
— Un giorno penserò a darti un compagno che corrisponda alle ragionevoli esigenze tue e mie; un compagno che s'immedesimi in noi e nei nostri disegni e propositi, che mi aiuti quando io sia stanco affatto e impotente..... Oh! non sarà tanto presto. Io mi sento forte e robusto, e qui dentro ho un vigore nella volontà, che non accenna a venir manco. Tu altresì sei tanto giovane ancora!.... D'altronde non sarà mica il primo venuto a cui vorrò dare questo tesoro di bellezza, di istruzione e di virtù.....
Accarezzò il mento della figliuola che rimase impassibile e fredda come una statua.
— Il più bel fiore d'Israele, senza contare le sue ricchezze. Voglio che sia un israelita su cui si compiaccia l'occhio dell'Eterno e lo spirito dei nostri padri.... e che conosca per bene le ragioni del nostro commercio.
Ester, come fastidiata da siffatto discorso, interruppe:
— Devo dunque scrivere sul libro dell'avere questi guadagni del giorno? Diss'ella.
— Sì, e scrivi le nuove cifre sulle polizze dei sacchetti.
La giovane si pose all'opera; il padre, guardando di sopra la spalla di lei seduta seguitò cogli occhi la penna che rapidamente tracciò quelle cifre che occorrevano; poscia libri e sacchetti furono riposti nella cassa, questa venne chiusa accuratamente, e le chiavi nascoste dove erano prima.
— Ah! Esclamò allora Jacob soffregandosi di nuovo le mani: ecco una mattinata che è andata bene. Mi sento appetito. Andiamo a mangiare la minestra che ci ha preparato Debora.