— Mi rispose questo bigliettino.

Prese sopra la tavoletta una cartolina ripiegata e la porse a Luigi.

Questi lesse le parole seguenti:

«Qual interessamento prendi tu per quei due giovani scapati? Io li conosco di nome e so che appartengono a quella impertinente razza di liberali che non è male corregger di quando in quando con qualche buona strigliatina. Lascia un poco che la Polizia tenga per alcuni giorni a temperare all'ombra il cervello esaltato di questi giovinotti, e non vi sarà male nessuno. Prima di recarmi a disturbare S. E. il Governatore, aspetto che tu insista, se lo crederai opportuno, nella tua domanda.»

Un amaro sogghigno si dipingeva sul volto di Luigi mentr'egli veniva leggendo la letterina del padre di Candida.

Questa intanto con uno sguardo fisso che avreste detto corrucciato, quasi ostile, esaminava la fisionomia del giovane. La pallidezza delle guancie, la livida riga che ne disegnava le occhiaie, l'espressione di abbattimento doloroso che aveva il suo volto, dinotavano come non fossero state ore di riposo per lei quelle che avevano tramezzato fra il ballo della notte e quell'abboccamento.

— Cospetto! Disse Luigi con ironia, quando ebbe finito di leggere. Il signor barone, vostro padre, è più realista del Re e più poliziesco della Polizia.....

— Signor Dottore: interruppe seccamente la contessa: vi prego di non dimenticare che parlate a me, di mio padre.

Luigi alzò vivamente il capo a guardare in viso la donna, come stupito e dell'osservazione e dell'accento con cui era fatta. Vide quella certa ostilità a suo riguardo, che ho detto, negli occhi di lei, e ne cercò fra sè la possibil cagione. Le pupille dei due giovani stettero un istante fisse le une nelle altre; poi, come sempre le avveniva, come avveniva a tutti, la donna dovette abbassare le sue innanzi al bagliore di quelle di lui. Egli intanto aveva trovato la ragione del segreto corruccio di Candida; s'era ricordato del dialogo che aveva avuto con essa la notte, in quel salotto dell'Accademia Filarmonica, dove la marchesa di Baldissero aveva poi superbamente e indirettamente ripigliata e sermoneggiata la contessa Langosco. Sorrise: studiò un momento qual mezzo avesse da prendere per vincere siffatta ostilità, e decise attenersi alla dolcezza, perchè, rifacendosi a parlare, scelse nella sua voce le note più soavi e simpatiche onde tanta efficacia egli poteva avere sul cuore altrui.

— Ah! io sono ben lontano dal voler dir cosa che possa offendere tuo padre, e dispiacere a te: diss'egli prendendo alla contessa una mano e baciandogliela con amoroso ardore.