— Voi credete di potere in ogni modo e sempre far di me quel che vi piace.
— Io credo poter fare a fidanza colla vostra generosa bontà.
Candida cedendo all'impeto dei sentimenti che la dominavano, proruppe con accalorato accento:
— Ieri sera io vi ho implorato in nome del nostro amore, quasi colle lagrime, coll'oblio certamente della mia stessa dignità...
— Ah! non dite così, contessa.
— Voi foste irremovibile. Voi vedeste il mio dolore e la mia umiliazione, e nulla potè ispirarvi nemmanco una parola di promessa. Voi sapeste che mi lasciavate ad una notte di angoscia, ma il vostro egoismo non se ne diede per inteso...
— Permettete, contessa...
— Questa mattina ricevo un vostro biglietto..... Ho avuta l'ingenuità d'illudermi un istante. Egli mi scrive, pensai, per temperare con parole d'affetto la sua cruda ripulsa di ieri sera; forse per promettere al mio amore quel lieve sacrificio che gli domandò la mia gelosia. Aprii palpitando quella carta... Ah! non parlava in essa menomamente l'amore.
— Parlava l'amicizia che ho per quei due giovani, i quali hanno bisogno del nostro intervento. Quando io amo — uomini o donne — amo con ardore; e quelli per cui vi scrissi mi sono molto cari.
All'udire fatto cenno da Luigi della sua ardenza nell'amare, Candida atteggiò le sue labbra alla tacita protesta d'un amaro sogghigno. Ora ella volle parlare, ma il giovane non glie ne lasciò tempo, e prendendole anche l'altra mano per istringerla insieme con quella che già teneva fra le sue, continuò egli a parlare sempre più insinuante, più affettuoso, più seduttivo: