— Ma io questi diamanti, ripigliava la contessa, bisogna assolutamente che li riabbia lunedì. Quella sera c'è ballo a Corte; io non ci posso mancare, e non voglio comparirci senza i miei diamanti.
— Ed io solennemente ti prometto, sull'onor mio, che lunedì mattina, senza fallo, li riavrai.
La contessa, senza aggiunger parola si alzò, aprì il suo stipo e mise in mano di Luigi le buste dei suoi diamanti.
Quercia la ricompensò con parole e carezze di tanta ardenza che la misera donna ne fu tutta beata.
— Luigi! Disse poi con languido abbandono la contessa, posato il capo sul petto di lui. Non c'è sacrifizio ch'io lieta non facessi per te. E tu, a tua volta, non vorresti soddisfare al mio desiderio in quella sì poca cosa che ti domando?
Gli occhi e la fronte di Quercia si oscurarono, per così dire, in un'espressione di fastidio e di contrarietà, mentre le labbra continuavano tuttavia a sorridere con amorosa dolcezza.
— Diletta mia, rispose egli, non voler ora parlar di codesto. Già ti ho detto più volte come certe mie ragioni particolari mi obbligassero ad andare in quella casa. Ti giuro che io per quella donna non ho il menomo sentimento che ti possa dar ombra, che non si scambia fra noi la menoma parola che possa dirsi d'amore. Ciò non ti basta?
Candida scosse il capo con leggiadra ostinazione, ma il suo amante le chiuse le labbra che stavano per parlare con un bacio.
— Taci, amor mio dolce, e lascia ch'io ti rammenti i miei due amici arrestati. Si tratta d'un'opera di carità. Se tu avessi visto la desolazione dei poveri genitori di Benda, ne avresti avuta commossa oltre ogni dire la tua bell'anima.
Le raccontò tutto quanto era occorso nella mattinata, e poi soggiunse: