Ettore proruppe ancora più secco di prima:
— Ti dico che non è mio padre, il quale possa nemmanco pensare soltanto cosa che non sia secondo i più rigorosi dettami delle più strette obbligazioni d'onore. Tu San-Luca dovresti conoscerlo abbastanza per non farle neppure queste supposizioni ch'io a mia volta poi non posso e non voglio ascoltare.
San-Luca parve comprendere che aveva torto e chinò il capo senza aggiunger parola.
— Sai tu chi sia il colpevole? Soggiunse il marchesino ad un tratto, come illuminato da una subita idea. Gli è piuttosto tuo zio il Generale.
— Barranchi? Esclamò San-Luca levando vivamente la testa. Certo che sì. L'hai indovinata appuntino di sicuro. Gli è il suo genere. «Arrestatemi quell'uomo» è il suo motto d'ordine universale.
— Egli mi sentirà! Che modo gli è questo di venirmisi ad attraversare nelle mie contese d'onore? L'avesse fatto arrestare dopo il duello, non ci avrei nulla da ridire. Intanto bisogna ad ogni modo che egli mi restituisca il mio avversario per lasciarmi dar esito alla mia faccenda. Adesso adesso corro da lui e non lo lascio in pace più finchè non me l'abbia posto in libertà.
Il nipote del Generale fece un atto d'incredulità.
— Uhm! Diss'egli. Mio zio non è così facile ad abbandonare la preda....
— Tu mi ci aiuterai: soggiunse Ettore con vivacità. Sei il suo beniamino tu, sarai il suo erede; ti fa delle ramanzine e ti paga i debiti; gli tieni luogo di figliuolo.
San-Luca continuò a scuoter la testa.