— Si, mi vuol molto bene; ma quanto all'indursi a fare qualche cosa che non gli piaccia solamente pei miei belli occhi, è un altro paio di maniche. S'egli ha fisso il chiodo di voler fare ammuffire quell'avvocatino in cittadella, non saranno nè i tuoi rimproveri, nè le mie ragioni che ne lo smuoveranno.... Ci vorranno argomenti di maggior peso.... Sai chi potrebbe ottenere questo risultamento? Tuo padre.

— Mio padre? Ripetè il marchesino con una certa esitazione. Ah tu credi?....

— Oltre l'autorità che dànno al marchese il suo grado, i suoi titoli e i suoi meriti, presso mio zio avrà molto effetto quella deferenza ch'esso ha per lui. Se tuo padre si reca egli stesso dal Generale a pregarlo di liberare il signor Benda, è quasi certo che ci riuscirà. Fa a modo mio, parlane col marchese, ed invoca il suo intervento.

Ettore parve accogliere questo consiglio con mediocrissima soddisfazione.

— Desidererei non immischiare in codeste cose mio padre: diss'egli. Proverò dapprima di agire io stesso direttamente presso tuo zio; e se poi non ne otterrò nulla, allora manderò da lui mio padre.

Con questi discorsi erano giunti nella città, e ciascuno dei giovani si diresse alla propria casa alfine di cambiarsi abiti e calzamenta immollati dalla neve.

Il marchesino di Baldissero entrando nelle stanze a lui destinate nell'antico, grandioso palazzo avito della sua famiglia, trovò il cameriere specialmente addetto alla sua persona, il quale lo aspettava nella camera che precedeva quella da letto.

— S. E., disse il domestico inchinandosi, ha mandato a vedere se Ella era in casa.

Ettore fece un legger moto di contrarietà.

— È molto tempo? Domandò egli.