— Sarà mezz'ora.
— E mandò detto qualche cosa?
— Nulla. Michele (era il cameriere del marchese) non fece altro che domandare d'ordine di S. E. se V. S. era in casa. Udito che no, se ne partì senza soggiunger parola.
— Sta bene. Portatemi biancherie, abiti e calzature da cambiarmi.
Entrò nella sua camera preoccupato, coll'aspetto d'uomo scontento di sè e delle cose sue, pieno di malavoglia e incerto di quello che debba o non debba fare. Si domandava se aveva da recarsi presso suo padre a dirgliene come fosse tornato, ad udire se alcuna cosa volesse da lui. Ben gli diceva una intima voce che questo era il dover suo: ma a compirlo sentiva una ripugnanza poco meno che invincibile. Dopo lo scandalo avvenuto la sera innanzi all'Accademia filarmonica e da lui promosso, Ettore non aveva più visto suo padre, di cui conosceva troppo l'indole e i pensamenti, per non essere sicuro di averne la maggior disapprovazione e per non temerne quei severi rimbrotti che tanto erano più efficaci quanto erano più parchi sulle labbra sdegnose del vecchio gentiluomo. Ora poi a quel timore si aggiungeva una specie di vergogna che aveva di dovergli narrare la strana maniera con cui si era conchiuso l'intimato duello, per la quale maniera, benchè egli non ci avesse colpa, sembravagli tuttavia che una qualche offesa ne risultasse a quella suscettiva delicatezza dell'onore che era quasi una seconda religione per suo padre, e che in verità era carissima a lui pure, comechè per tanti rispetti diverso dal padre suo. E poi era egli ben vero che nell'arresto di Benda, Ettore non ci avesse nessuna colpa? Si ricordava come il suo amico San-Luca, lui presente e non dissenziente, avesse raccontato al conte Barranchi la scena intravvenuta, e raccontatala non in modo affatto imparziale. Non era suo debito allora imporre all'amico di non dir nulla al comandante della Polizia, di contestare la verità della cosa come veniva esposta, di protestare al Generale dei Carabinieri che nulla era successo per cui egli avesse diritto di immischiarvi comecchessia la sua autorità? E se il padre gli avesse domandato se così avesse fatto, che cosa avrebbe dovuto rispondere Ettore, il quale, per quanto fosse lontano dalla vera nobiltà d'animo di suo padre, non era pur tuttavia così oblioso della sua dignità e del suo sangue da mentire sfacciatamente?
Cominciò per abbigliarsi, rimandando al poi ogni decisione.
— Non c'è stato nulla di nuovo in casa? Domandò egli al domestico che lo vestiva, come per isviare la mente da quelli che la occupavano ad altri pensieri.
— Nulla: rispose il servo: eccetto che la contessina di Castelletto è uscita colla sua governante e con Giacomo saranno venti minuti e non è ancora tornata.
— Oh oh! Esclamò il giovane con qualche interesse: che passeggiata mattiniera!... e per questo tempo!
Il cameriere prese un'aria umilmente insinuante e piena di zelo, e soggiunse a mezza voce: