— Sì: rispose asciuttamente il padrone.

Quando fu pronto per uscire e' si disse:

— Meglio ch'io vada subito da mio padre. Una volta scoppiato il fulmine la paura è passata; ed egli poi in realtà saprà darmi quel buon consiglio che mi ci vuole ed aiutarmi presso Barranchi.

S'avviò con passo risoluto, attraversò la camera che precedeva, passò per quella in cui accoglieva gli amici a discorrere e fumare, percorse una specie di galleria che metteva nella gran sala, ed entrato in questa si diresse verso il quartiere che tradizionalmente era sempre occupato dal capo della famiglia.

Ma se nei primi passi la sua andatura era stata risoluta, in seguito era essa venuta rallentandosi a seconda che egli avvicinavasi all'appartamento di suo padre; fu esitando che attraversò la gran sala, fu con mano peritosa che aprì l'uscio di questa sala che metteva nell'andito per cui si accedeva al gabinetto di lavoro del marchese, fu in punta di piedi che si avanzò nell'andito per fermarsi innanzi all'uscio serrato dello studio di suo padre. Due volte alzò la mano per porla sulla maniglia della serratura, e due volte la lasciò ricadere. Finalmente scosse le spalle, come impazientito di se medesimo e si disse rampognante:

— Sono un ragazzo..... Andrò prima da Barranchi, e parlerò dopo, se farà bisogno, con mio padre.

E si allontanò da quell'uscio più lesto di quel che ci fosse venuto.

Da poco tempo il marchesino erasi dipartito dal palazzo, quando vi rientrava madamigella Virginia. L'agitazione dell'animo nella pietosa fanciulla non era punto scemata, ma invece accresciutasi dopo il colloquio avuto con Maria nel misero abituro di Paolina. Appena giunta nella sua camera, Virginia aveva mandate a domandare novelle del cugino Ettore. Il domestico che aveva accompagnata la ragazza nella sua gita ebbe col cameriere del marchesino una interessantissima conferenza, nella quale il servo di Ettore apprese dove fosse andata madamigella, chi colà avesse incontrato, che cosa vi si fosse detto e fatto, e lo staffiere mandato da Virginia seppe che il signor Ettore era venuto a casa con aspetto molto cupo e quasi contraffatto, che aveva mostrato un certo turbamento nell'udire come suo padre avesse mandato cercando di lui, che, cambiatosi gli abiti bagnati e i calzari inzaccherati, come se fosse stato a girare per istrade di campagna, egli era uscito di nuovo, dopo aver mostrato di voler andare dal padre e fuggito poi dalle stanze di lui, come uomo a cui non regga il cuore d'entrarvi.

Queste informazioni fedelmente riportate a Virginia ne accrebbero l'inquietudine; anzi questa convertirono in una dolorosa certezza di sventura toccata a Francesco. Se il duello aveva avuto luogo, come essa non aveva ragione alcuna di dubitare che non fosse, l'essere tornato Ettore sano e salvo, non era egli indizio manifesto che l'avversario di lui era soggiaciuto? Se alcun dubbio poteva conservarsi a tal riguardo, non lo toglievano essi per l'affatto i contegni del marchesino di cui tanto s'era stupito ed affermava essersi sgomentato il cameriere del giovane?

Virginia volle essere compiutamente chiarita della verità, ed al medesimo domestico il quale esponevale quanto aveva appreso dal cameriere del marchesino impose si recasse sollecitamente, senza il menomo ritardo, alla casa dei Benda con una letterina ch'ella scrisse in tutta fretta per Maria domandandole informazione delle cose avvenute.