Tutta notte quell'incessante pensiero aveva travagliato l'animo del marchese: al mattino, affrettatosi, come vedemmo, a mandare a chiedere di suo figlio, dalla assenza di lui così mattiniera, aveva arguito la certezza che in quel punto medesimo avveniva il duello.
Nell'atteggiamento che ho detto, il capo sostenuto colla mano, egli così pensava:
— In questo istante che sarà di lui? Ho io ancora il figliuolo mio primogenito? Oh! se dovessi vedermelo a recare in casa esanime e sanguinoso, morto senza più vedermi, morto senza l'ultimo mio amplesso, morto senza la mia benedizione.... Ed egli non ha cercato punto punto di vedermi, nè ier sera, nè questa mattina! Forse il suo cuore non glie ne ha fatto un bisogno: forse non ha sentito il dovere nè il desiderio di udire ancora la mia voce, di chiedere almeno al mio affetto un addio ed un perdono.... e per tante cose ha egli bisogno di perdono, pur troppo!... Oh forse temette le mie rampogne e ch'io potessi impedirgli di battersi; no, non glie ne avrei mosso di rimproveri a quel momento solenne, non avrei tentato in niun modo di trattenerlo, e s'egli codesto ha temuto, è nuovo segno che non conosce per nulla suo padre. Non gli avrei fatto che una raccomandazione sola: «Guardati dall'uccidere il tuo avversario, se puoi salvare senza la sua morte, la tua vita! La memoria d'un uomo ucciso di nostra mano, sia pur anche in duello, si incastra tremendamente nel nostro pensiero e non si diparte più e nulla val più a cancellarla, e per quanto sia onesta la vostra vita, vi fa provare la puntura sciagurata del rimorso.»
Si passò la mano sulla fronte e mandò un profondo sospiro.
— Questo, io lo so per prova, continuò egli; siffatto tormento, negl'intimi penetrali della coscienza, fu ed è il mio.... Quando son solo, ed anco talvolta in mezzo al rumor gaio delle feste, fra i più gravi discorsi delle cose più importanti, nelle domestiche riunioni, io vedo drizzarmisi innanzi il fantasma sanguinante di quel povero Maurilio Valpetrosa; lo rivedo guardarmi cogli occhi sbarrati come mi guardò in quel terribil momento in cui lo sostenni colla mia spada che gli attraversava il corpo; lo rivedo agitare convulsamente le labbra macchiate di schiuma sanguigna, come per mandare un grido, una parola, e non poterlo, e cadere lungo e disteso come cadavere. Egli aveva una madre che lo attendeva, una madre cui era unico amore e conforto; aveva una sposa..... e quale!..... a me così strettamente per sangue congiunta!... che stava per renderlo padre... E sposa e madre dovettero vederselo recare morente...
Si tacque un istante e si serrò con ambedue le mani la faccia, cresciuta l'angoscia dall'orrido pensiero che gli sopravvenne.
— E se Dio per punirmi riserbasse a me quella vista, e mio figlio, oggi, fra pochi minuti, mi fosse portato innanzi a quel modo, esanime, per morirmi nelle braccia?
Raccapricciò, come scosso da un brivido di febbre violenta.
— Punirmi! E perchè vorrebbe Iddio punirmi? Non mi dettarono quella mia condotta le più sacre leggi dell'onore? Non me la dettò la stessa autorità paterna? E se pur sempre vi ha colpa nello spargere il sangue umano, le circostanze che a ciò mi spinsero non devono esse avermelo fatto perdonare? Padre Bonaventura ben me ne affermò colla sua autorità di sacerdote; ma s'io me ne confessassi a don Venanzio, direbb'egli eziandio il medesimo? E fra questi due, quale il più degno ed autorevole intermediario fra il peccatore e Dio?
Sollevò lo sguardo al Cristo d'avorio appeso alla croce d'ebano.