— Signor sì: rispose il servo. È tornato adesso adesso.

— Ditegli che venga qui, da me, tosto.

Il domestico si partì dopo un inchino.

— E tu vanne, soggiunse il marchese alla nipote, voglio parlare con Ettore da solo a solo.

Virginia si alzò e camminò verso l'uscio; ma quando fu sulla soglia, quando già aveva aperto il battente, si fermò e rivoltasi verso lo zio, disse con accento di tutta grazia e di supplicazione amorevole:

— Ella renderà quel giovane alla sua povera famiglia, non è vero?

Il marchese fece un segno di condiscendenza col capo e parve in sull'atto di voler muovere qualche parola; ma in quella s'affacciò all'uscio medesimo in cui stava Virginia la figura orgogliosa, in questo momento un po' turbatella, del giovane Ettore. La fanciulla sgusciò via lesta; e padre e figlio rimasero soli.

CAPITOLO XVIII.

Ettore aveva udite le ultime parole dette da Virginia al marchese; mentre la fanciulla gli scivolò daccanto nel partirsi, egli la saettò d'uno sguardo che era tutt'insieme un'indagine osservatrice, una interrogazione ed uno sfogo di sdegno. Tornato a casa dopo il suo colloquio col Generale dei carabinieri, il marchesino aveva appreso dal suo cameriere dove la cugina si fosse recata nella sua gita mattiniera, chi avesse colà incontrato e i discorsi che erano passati fra Virginia e Maria, secondo che lo staffiere aveva esattamente riferito; epperò udendo le parole dalla cugina pronunciate non ebbe il menomo dubbio che le riguardassero il suo avversario e rivale.

In verità non era senza qualche apprensione che il giovane, ubbedendo sollecito alla chiamata paterna, presentavasi nel gabinetto del marchese. A dispetto della sua leggerezza orgogliosa e della irriverente petulanza del suo carattere, egli provava alcun impaccio a comparire innanzi alla conosciuta severità di suo padre, dopo tal fatto in cui sentiva istintivamente di non aver egli la più bella parte.