— Loro signori non mi dovranno riconoscenza nessuna. Io non farò altro che ciò di cui sono in debito.
Partito Giacomo, il marchese si affrettò a recarsi dal generale Barranchi.
Questi lo ricevette meglio di quello che si riceve un superiore: lo ricevette come si usa fare ad un uomo dal quale si può sperare qualche vantaggio e temer qualche danno. Si disse troppo onorato che il marchese avesse voluto recarsi da lui; lo avesse mandato a chiamare, ed egli, il generale, sarebbesi affrettato ad accorrere a sentire gli ordini di S. E.; si protestò disposto a far tutto quello che stesse in lui per contentare i desiderii del marchese, per obbedirne ogni menomo cenno.
Ma quando il padre di Ettore gli ebbe manifestato lo scopo della sua venuta, il generale con mille espressioni di rincrescimento gli fece la medesima risposta che aveva finito per fare al figliuolo: trattarsi d'un affar di Stato, essersi posto la mano sopra un vero nido di rivoluzionari, essere state sequestrate delle carte che manifestavano i rei propositi di tutta quella gente, il Benda trovarsi in tutto ciò fortemente compromesso, non dipender più dalla sua autorità l'assecondare il desiderio del marchese, ed ancora che dipendesse, non lo potrebbe far tuttavia, ed il marchese medesimo, chiaritosi del come stessero le cose, lo avrebbe condannato se avesse interrotto il corso alla giustizia del Re.
— Certo che sì: rispose con calma il marchese. Quando fossero in giuoco gl'interessi ch'Ella dice, io mi guarderei bene dall'insistere, ma la pregherei a non tacciarmi d'indiscreto, se le domando di vedere queste carte compromettenti e i rapporti degli agenti di polizia che certificano la colpevolezza di questi giovani. A dirla qui fra noi, la nostra polizia,... quella subalterna (aggiunse di fretta con un sorriso, per non ferire le suscettività del generale) è un po' ombrosa e non delle più oculate. Ella sa quante volte già ha in codesto ecceduto per isbaglio, per zelo fuor di posto, e S. M. ne fu assai malcontenta.
Il generale dei carabinieri fece irti i suoi baffi in una smorfia e si agitò sulla sua seggiola in una specie di malessere. Le parole del marchese gli ricordavano i rimproveri del Re, e l'ammonimento datogliene ancora il giorno innanzi.
— Ad evitare ogni inconveniente ed ogni maggior dispiacere per tutti, soggiunse il marchese dando alla sua voce tutto il tono d'autorità onde pel grado, pel sangue, pel reale favore poteva giovarsi, io desidero appunto vedere quei documenti affine di farmi un esatto concetto della cosa e sapermi regolare in conseguenza.
— Io glie li sottoporrei senza ritardo: rispose con premura Barranchi: se fossero ancora in mio potere; ma la cosa era troppo grave perchè io tardassi ad informarne chi di dovere, e mandai tutto al Governatore.
Il marchese si alzò sollecito senza attendere altro.
— Andrò adunque dal Governatore.