— Spero che tu non l'avrai meco per ciò?
Il marchese gli strinse la mano con amichevole effusione.
— Che dici? Potresti pur pensare una cosa simile? A luogo tuo, io non avrei fatto diversamente da quello che tu.
Baldissero si partì dal Governatore, accompagnato da quest'esso sino all'anticamera.
A muovere San-Luca a recarsi da suo zio il generale dei Carabinieri per testimoniare in favore di Bigonci era stato quell'amico e compagno di Maurilio e di Selva, che chiamavasi Romualdo.
Assente per sua fortuna nel momento in cui facevasi la perquisizione ed arrestavasi Maurilio nella casa del pittore Vanardi, Romualdo, rientrando, vedeva scolpito sulla faccia spaventata di Antonio l'annunzio che gravi novità erano intravvenute, ed udiva dalle vivaci, colorite ed interminabili chiacchere della signora Rosa tutti i particolari dell'avvenimento.
Romualdo avvertiva tosto tutta la rilevanza di questo fatto; il ritardo di Selva nel tornare a casa gli faceva inoltre temere che ancor egli fosse caduto negli artigli della Polizia, e capiva abbastanza che alcun sospetto era nato intorno alla congiura — e fosse pure soltanto un sospetto! — e che l'arresto di Mario, quando foss'egli conosciuto per chi era realmente, importava la rovina di tutti i loro audaci disegni patriotici, la perdita della libertà, e fors'anco della vita, per i coraggiosi giovani cospiratori. Le fucilazioni d'Alessandria non erano ancora tanto lontane che la loro memoria non legittimasse il timore di nuove condanne a morte.
Metteva quindi il cervello alla tortura per cercar modo di trovare, se non un mezzo di salute, uno spediente che riparasse almeno in parte la minacciata rovina. Vanardi, sgomentito sino nell'imo fondo dell'anima, proponeva scappar subito così lontano che non si potesse veder più spuntare da nessuna parte sull'orizzonte il pennacchio prepotente e il candido budriere d'un carabiniere del re di Sardegna; col qual mezzo egli faceva anche quest'altro guadagno di mettere la salvaguardia d'una distanza non facilmente superabile fra sè e i suoi creditori, che incominciavano a tormentarlo.
Ma Romualdo non era a salvar sè che pensava soltanto, gli era a salvar gli amici e l'impresa. Non potendo fermare la sua risoluzione su partito alcuno, al buio com'egli si trovava delle circostanze che avevano cagionato l'arresto, Romualdo determinò di andare attorno per la città in busca di informazioni dalla voce pubblica, e di cercare intanto sollecitamente di Mario, del quale importava saper le novelle e col quale urgeva massimamente concertare il modo di governarsi.
Questi arresti e la perquisizione erano evidentemente dei fatti che si attaccavano alla comparsa nella sera precedente di quel personaggio sospetto cui Mario venendo aveva trovato nel camerino della portinaia e dal quale il congiurato s'era accorto essere stato seguito cautamente su delle scale. Sarebbe stato assai bene avere dalla portinaia alcuna informazione in proposito, e Romualdo pensò che niuno era al mondo più atto a codesto che la moglie di Antonio, la buona, vivace e ciarliera signora Rosa; ma, come un'idea ne mena un'altra, questo gli fece avvisare come fosse assai probabile che alle ciarle appunto della signora Rosa con madama la portinaia si andasse debitore dei sospetti e della visita della Polizia.