Romualdo parlò di proposito, a questo riguardo, alla brava donna, mettendole innanzi tutto il danno che ciarle imprudenti potrebbero cagionare; Antonio, il marito di lei, rincarò la dose, strepitò che la era stata di certo quella benedetta linguaccia a comprometterli nei suoi eterni pissi pissi, or con questa, or con quella delle donnacole della casa, che intanto la Rosa poteva andar lieta e superba che aveva messo in sull'orlo dell'abisso suo marito e la famiglia e gli amici del marito, e chi sa ancora se poteva evitarsi il capitombolo nel precipizio! e certo se una sola ciarlatina veniva tuttavia ad accrescere l'imprudente, involontaria delazione, la era una spinta da non potersi più parare in nessun modo dalla catastrofe.
La Rosa rimase a tutta prima sbalordita; ma la non era donna da abbandonarsi così agevolmente per vinta. Protestò fermo e forte che Ella non aveva detto nulla, non aveva scoperto nulla di nulla, perchè di fatto non la sapeva neppure una briciola di quanto e' venivano maneggiando nei loro segreti convegni; che ad ogni modo le sue ciarle erano sempre le più innocenti del mondo, perchè la era donna abbastanza di senno per sapere quello che si ha da dire e quello che si ha da fare e che non sarebbe stato per suo fatto mai che nè la concordia d'una casa, nè la pace d'una famiglia, nè la sicurezza di nessuno avrebbe da rimanere compromessa; e qui, scambiando parte ed eloquenza, passava da difenditrice di sè medesima ad accusatrice d'altrui: e che gli era un grave torto far di questi nasconderelli ad una moglie che, come lei, si meritava stima e fiducia dal marito; e che la testa sulle spalle la aveva ancor essa e dentrovi due dita di cervello, forse più che non altri; e che a dare un consiglio ci valeva tanto bene che, forse e senza forse, s'ella avesse saputo di che si trattava e le avessero dato retta, non si troverebbero ora in quel bello spineto; e qui voltando, come dice Dante, il discorso per punta a suo marito, soggiunse: che gli era in lui un gravissimo torto, come padre di famiglia, quello di cacciarsi in queste mattane, e per delle bubbole d'idee sconclusionate rovinare in un amenne moglie e figli e tutta la baracca.
Antonio era così avvilito dell'animo che non aveva più bastante vigore da contrapporsi alle invettive ed alle conclusioni della moglie, alla quale in cuore la paura gli faceva dar la ragione; Romualdo giudicò rettamente che per finirla bisognava dar passata a quello sfogo e non contrastar menomamente alle concitate di lei deduzioni.
— Mia cara signora Rosa, diss'egli: tutto questo sta bene, ma ora, a pigliarla comunque, gli è di quel senno di poi di cui sa che son piene le fosse e che serve ad un bel niente. Lasciamo stare quello che è stato e pensiamo a quello che è. S'Ella ci sa spillar fuori dalla portinaia alcuni particolari sull'uomo di ieri sera, la ci può giovar molto.
La Rosa si acquetò di subito. La cosa era troppo grave e la toccava troppo da vicino, perchè non le dèsse tutta l'importanza; ella era poi di cuore inclinata a fare il maggior bene che potesse anche a chi gli era indifferente, figuriamoci poi ora che erano in ballo così ponderosi suoi interessi! Inoltre la buona donna aveva sì fatto la brava in presenza del marito e di Romualdo che la rimproveravano, ma in fondo della sua coscienza c'era pure una vocina che le veniva dicendo come tanto tanto innocenti non fossero di questi effetti le chiacchere tenute colla portinaia, e il rimorso ch'ella ne sentiva si aggiungeva a stimolarne lo zelo.
— Lasciate fare a me: diss'ella racconciandosi un poco e in fretta in fretta i panni dattorno. In due salti sono giù dalla portinaia, e non sono chi sono se in cinque minuti non le ho tratto il filo della camicia.
Entrò pochi secondi dopo nel camerino della portinaia, dove le comari del quartiere erano in numero completo e vivissimamente impegnate in ciarle che s'incrociavano senza soluzione di continuità sull'importante argomento dei fatti straordinarii avvenuti quella mattina nella casa. Era colà la gran cuffiona della comare Marta, la lingua più affilata e meno temperante — a detta di monna Ghita, che pure non si lasciava passare nessuna davanti in codesto, — di tutto il quartiere; c'era la bocca sdentata e il mento lanuginoso della Polonia, la rivenditrice di pignatte e di pentole che stava di faccia: chi non c'era delle brave pettegole del pian terreno di quella strada? Le dicerie che avevano corso in quello scambio di supposizioni e di fiabe erano d'una fenomenale assurdità. I giovani erano stati arrestati tutti; le cagioni del fatto erano variamente allegate, ma tutte gravissime: nella casa loro la Polizia aveva trovato cose! cose da fare orrore! La supposizione che Barnaba la sera innanzi aveva fatta sorridendo alla portinaia, tanto per ispillarne la verità, che cioè in casa il pittore si fabbricassero monete false, era per alcune diventata una realtà luminosamente stabilita; altre che si pretendevano meglio informate volevano che quei giovani fossero stati scoperti gli autori dei misteriosi delitti che da qualche tempo avvenivano, e fra gli altri del furto negli uffizi di banca del signor Bancone, di cui da due giorni discorrevasi per tutta Torino; e ve n'erano anche di quelle che pronunziavano la misteriosa parola di politica, ed affermavano sotto voce che gli arrestati erano frammassoni, gente che rinnega Dio e la Chiesa, che commette mille orribili sacrilegi e nefandità, nascosta nelle cantine, e che costoro, fra gli altri, avevano giurato di dar fuoco ai quattro canti della città e sgozzare tutti i preti e far perire tutta la povera gente.
In verità quella rispettabile assemblea di vecchie ciane, per dirla alla fiorentina, mostravasi assai poco propensa alla causa degli arrestati; non c'era che la portinaia, la quale credevasi in dovere di recare in mezzo alcune parole in loro difesa; ma aimè! la era quella una difesa assai poco abile ed efficace, perchè si limitava a dire che vedendoli, quegli individui, nessuno mai più si sarebbe aspettato che avessero qualche cosa da spartire colle manette della Polizia e colla paglia del carcere.
L'entrata di Rosa in mezzo a questo sinedrio di cuffie, produsse, come si suol dire, una viva sensazione. Le ciarle inaridirono un momento sulle bocche ancora aperte, gli occhi lanciarono una mitraglia di punti interrogativi con una curiosità elevata alla quinta potenza: le pettegole si serrarono intorno alla nuova venuta come in una rocca cinta d'assedio si stringe intorno ad un convoglio di viveri la guarnigione affamata.
Rosa non ebbe da interrogare, chè le richieste delle altre le fioccarono addosso come gragnuola; non ebbe da usare arte nessuna a trar fuori da monna Ghita il racconto della visita dello sconosciuto, la sera precedente, perchè di proprio impulso la portinaia afferrò quella propizia occasione per narrare la ventesima o la trentesima volta tutti i particolari, tutte le parole, tutti gli atti che avvennero, ed anche alcuni che non avvennero in quel famoso abboccamento coll'uomo il quale rassomigliava da sbagliarlo, a detta sua, col fumista di via Santa Teresa; abboccamento cui l'acuta penetrazione e l'infallibile giudizio della moglie di Bastiano le avevano fatto ritenere come strettamente collegato cogli strepitosi avvenimenti della mattina che aveva susseguito.