Rosa, quando ebbe saputo ciò che le importava, fece il miracolo di sbrigarsi dalle ciarle interrogative e dalle mani adunche di quell'onorevole congrega, e corse ad informarne Romualdo, il quale, provvisto di quelle nozioni, s'affrettò ad andare in traccia di Mario.
Non avendolo trovato nell'altro suo riposto alloggio, Romualdo pensò che non avrebbe potuto coglierlo altrove che al teatro, dove si sarebbe recato alle prove ch'egli era obbligato di farci per sostituire il primo baritono ammalato; e delle quali prove s'avvicinava l'ora. Diffatti al teatro Medoro Bigonci non era ancora venuto; ma Romualdo camminando lentamente sotto i portici in quella direzione per cui supponeva che l'amico sarebbe sopraggiunto, lo incontrava poco stante sulla cantonata fra piazza Castello e via di Po.
Mario, visto appena da lungi Romualdo, gli fece un cenno impercettibile perchè lo seguitasse, e col passo tranquillo d'uno che passeggia per suo diletto, cambiato il cammino, si avviò verso il mezzo della piazza deserta di passeggeri, dove si rammontava la neve che seguitava a fioccare.
Romualdo fu lesto a raggiungerlo.
— Qui, gli disse di subito Mario, con questo tempaccio, saremo osservati di meno e certo non ascoltati da nessuno, quantunque lì presso (ed additava le torri scure del palazzo Madama) abbiamo il covo della fiera belva della Polizia..... Selva e Benda sono arrestati e tu vieni per avvisarmene.
— Selva e Benda? Esclamò Romualdo che non potè frenare un moto di sgomento. Ne sei sicuro?
Mario chinò il capo in segno affermativo.
— Allora tutto è scoperto: continuò Romualdo. Sono venuti a casa nostra a fare la perquisizione cercando di te, ed hanno arrestato Maurilio.
E qui di fretta, nelle meno parole che si poteva, ripetè all'amico quanto era avvenuto e quanto per mezzo di Rosa erasi appreso di poi dalle ciarle della portinaia.
Il cospiratore tacque un istante, quando Romualdo ebbe finito, aggrottando le sopracciglia nella contenzione del suo cervello per meditare.