Il medichino seguitava a maneggiare quella collana colla medesima espressione che ho detto poc'anzi nella sua fisionomia.

— Sì, un giocattolo; diss'egli come parlando a sè stesso; ma un giocattolo che rappresenta la potenza, la dignità, l'autorità nell'ordine com'è oggidì organato della gerarchia nella società umana. Derisione della sorte, e ingiustizia dell'assetto presente delle cose! Queste supreme insegne a cui cadono in preda per favore della nascita e per privilegio di sangue? Ad un miseruzzo dall'anima imbelle e dalla mente pusilla, che è una caricatura d'uomo ed una parodia di essere ragionevole! Guardatelo da lontano quel mannechino nella pompa della sua divisa ricamata e degli abbaglianti ordini cavallereschi che gl'ingemmano il petto, vi parrà qualche cosa di degno della riverenza umana; avvicinatelo e superate per esaminarne il valore quella suggezione che ispira, per l'abitudine tiranna della ragione, l'altezza del grado, vedrete sotto la pelle del leone la natura del somaro; grattate quella vernice lucente onde si ammanta e troverete sotto di essa l'ignobile ceppo di legno innalzato dallo scherno oltraggioso del caso sui gradini del trono all'ammirazione della gente.... E intanto in quella massa di esseri pensanti che sta umile, povera e soggetta, che vive nel nulla, cui ingoia il nulla, e viene e passa e si discioglie come la goccia d'acqua nell'immenso mare, fra quegli esseri oppressi sempre, condannati sempre, che hanno torto sempre, per cui esiste il dovere soltanto, e il diritto non mai, quanti per cuore, per animo, per intelletto, più degni e capaci!....

Palleggiò ancora un istante nella mano quel gingillo d'oro tempestato di gemme, come se lo volesse soppesare, e poi lo gettò sopra un vicino tavolo con atto tra d'impazienza e tra di disdegno.

— Bah! non pensiamo a codeste miserie... Ecco ciò di cui ho bisogno tu discorra ed ottenga promessa dal tuo scimmiotto di Principe che faccia sollecitamente.

Come avete indovinato, quello di cui intendeva Gian-Luigi era la liberazione di Maurilio, Giovanni e Francesco, e l'affermazione che Medoro Bigonci non aveva nulla di comune con Mario Tiburzio.

— Non basta, soggiunse di poi il medichino, bisogna che S. A. ci tolga eziandio dai piedi l'inciampo di quel poliziotto. Io costui l'ho già raccomandato ad uno de' miei uomini, ed alla prima occasione avrà il fatto suo; ma egli mi par furbo, sta sulle guardie, ed ha molti modi da sfuggire alle mani di Graffigna che può agire soltanto con assai prudenza. Un giorno o l'altro quel demonio di Graffigna saprà pur coglierlo; ma frattanto sarebbe utilissimo che un comando dall'alto, una disposizione d'uffizio lo scartasse dai nostri piedi. Tu mi capisci? Il tuo Principe può valerci anche a codesto.

— Capisco: disse la cortigiana con atto e sembiante molto riflessivi; ma gli è il modo di entrare in codesto discorso che non so trovare, e la ragione per interessare a far ciò l'indolenza di quell'egoista.

— Il modo?.... Una bella donna ha da essere imbarazzata per la guisa di far cascare il suo discorso saltuario più qua o più là?.... La ragione?... Un tuo capriccio è la migliore di tutte; e la minaccia d'un temporaneo ostracismo dal tuo boudoir lo renderà invincibile.

Zoe percosse le mani una coll'altra in aria di trionfo.

— Ho trovato di meglio, e son sicura del fatto mio. Il Prince charmant si è lamentato meco più volte che al Re fossero state narrate certe sue più impertinenti scappatelle e le relazioni che ha meco, per cui il Re gli viene regalando di tanto in tanto qualche buona ripassata. Dirò che il rivelatore di cotali segreti è questo poliziotto.... come si chiama?