— Barnaba.
— Il quale da parecchi dì sta spiando intorno alla mia casa. Sii pur certo che il Principe non glie la perdonerà, maligno com'è sotto la sua leggerezza e nullaggine, e saprà aggiustarlo egli per le feste.
— Sta bene. L'hai pensata proprio a dovere. Allora scrivi subito e sollecita la venuta del tuo Principotto.
La Leggera si fece accostare un tavolierino su cui era un elegante buvard con elegantissimo calamaio, e scrisse di fretta alcune righe sopra un fogliolino di carta profumato.
Quand'ebbe finito, disse a Gian-Luigi suonasse il campanello, ed alla cameriera che si presentò diede ordine il bigliettino scritto allor'allora fosse tosto recato al suo indirizzo.
— Levatemi di qui questo tavolino: soggiunse ella di poi alla cameriera che stava per partire.
— No: disse Gian-Luigi, il quale, mentre Zoe scriveva, era stato dietro di lei guardando con una strana espressione di curiosità la mano della donna a tracciare le parole sulla carta: no, lasciate pur lì quel tavolino e ritiratevi.
La cameriera uscì e Zoe levò sul volto del medichino uno sguardo interrogativo.
— Ho bisogno che tu mi scriva ancora due parole: un nome, al basso d'un pezzo di carta.
Zoe sollevò vivamente la testa e guardò entro gli occhi il suo compagno — il suo complice.