— E la firma della contessa?...
— Deve starci a rincalzo della mia.
— Perchè non l'hai domandata alla contessa medesima?
— Perchè il suo concorso l'ho già ottenuto in altro modo, e conosco il proverbio che troppo tirando si strappa.
— Ma io non ho la scrittura uguale a quella della contessa.
— Tu hai una calligrafia che molto facilmente può imitare quella di qualsiasi altra donna; e tanto più la scrittura della contessa. Ti osservavo poc'anzi appunto mentre scrivevi e mi son venuto confermando appieno in quella opinione che avevo venendo qui, che cioè tu valessi a rendermi molto bene questo servizio.
— Ancora, per imitare quel modo di scrivere, converrebbe avessi sotto gli occhi un esemplare...
— L'ho recato. Eccoti, le lettere della contessa. E trasse fuor di tasca l'involto che aveva preso nel segreto cassettino del suo stipo.
La Leggera afferrò avidamente quel pacco, lo sciolse e, presa a caso una lettera, si diede a leggerla con un impertinente sorriso sulle labbra.
Povera Candida! Se essa avesse saputo mai in quel momento che le segrete espansioni dell'amor suo confidate in una carta che avrebbe dovuto esser sacra al suo indegno amante, che le più calde manifestazioni della sua sciagurata passione, erano abbandonate in preda allo scherno profanatore d'una cortigiana!