— Anzi, continuava quello sciagurato giovane in cui le sfrenate passioni avevano oramai cancellata ogni delicatezza del senso morale, queste lettere fo conto di lasciarle in deposito presso di te. Possono avvenire molte circostanze in cui elleno diventino un'arma atta a salvarmi da qualche precipizio, entro il quale mi capiti di cadere, e di cui essendo io posto nell'impossibilità di servirmi, tu dovresti valerti a mio vantaggio..... In altro momento ti spiegherò più particolarmente la cosa..... Ora veniamo a quei che più preme..... Questa tua firma mi deve ottenere cinquanta mila lire.
Zoe lasciò andare di mano la lettera della contessa e riprendendo quella mossa che aveva poco anzi, tornando a fissare il suo acuto nel cupo sguardo di Gian-Luigi, disse, pesando bene sulle parole:
— Ma questo è un falso che mi domandi?
Il medichino crollò impazientemente le spalle:
— Ebbene sì: diss'egli con ruvido accento: è un falso..... Hai tu paura?
La cortigiana stette immobile e silenziosa, guardando fisso il giovane nella stessa maniera.
— Ne prendo io tutto il carico: soggiunse Gian-Luigi. Se anco la cosa venisse scoperta, chi mai giungerebbe a pur sospettare che tu sei stata a scrivere quel nome? Io ti giuro che non parlerò.
Zoe non disse molto, ma staccò dal mento, cui sosteneva con ambe le mani, la destra, e presa la penna intinta d'inchiostro, sopra un foglio di carta, che aveva vicino, si pose sbadatamente a tracciar dei caratteri, come fa chi prova una penna prima di accingersi a scrivere.
CAPITOLO XXI.
Il signor Nariccia quella mattina si sentiva male per davvero. Partitosi da lui Gian-Luigi, conchiuso l'altro contratto per cui era venuto il gioielliere X, rimasto solo, l'usuraio aveva proprio capito che il medichino gli aveva parlato da maledetto senno, e che la sua salute era, se non già colpita, seriamente minacciata da un grave malore. Volle riconfortarsi l'animo di quel modo con cui soleva eziandio rallegrarsi il cuore il vecchio Arom, come sogliono fare tutti questi avidamente cupidi dell'oro, posseduti dall'accanita ed implacabile ed insaziabile passione dell'avarizia: nel riporre entro il suo forziere i diamanti recatigli da Gian-Luigi e i gioielli del signor X, dopo essersi chiuso ben bene a chiave nella sua camera, si compiacque a vagheggiare i mucchi d'oro lucente monetato che dormiva serrato in sacchetti a tiro della sua mano.