Un sorriso di trionfante soddisfazione veniva alle labbra anche a lui, nel rivedere e ricorrere le sue ricchezze; ma tratto tratto una stretta del malanno che si veniva preparando nel suo organismo lo faceva star lì, gli mandava una rapida vicenda di caldo e di gelo per tutto il corpo, gl'impediva il rifiato e gli copriva d'una pallidezza cadaverica le guancie. E' si appoggiava con una mano allo scrigno aperto, coll'altra si premeva il cuore che o sospendeva o raddoppiava il battito, e lasciava svanire la vampa non senza un vivo sgomento nell'animo pauroso e codardo.

— Davvero che ci ho qualche cosa che non ho avuto mai: diceva egli a sè stesso. Il dottor Quercia ha ragione, e farei molto bene a dargli retta.... Salassi e sanguette no: codesto costa subito un occhio della testa; ci vogliono chirurgo, flebotomo e che so io..... E poi quanto tempo mi ruba, condannandomi ad ammuffire in letto! No, no, non se ne fa nulla; ma quella medicina che mi ha scritto il dottore?.... Se non costasse di molto.... Potrei provarla; tanto più che la non mi toglie ai miei affari; ma quei maledetti speziali fanno pagare così caro le loro droghe!.... E poi; che abbia proprio da diventare malato, io che sono sempre stato bene?.... Non mi sento più così forte e robusto come un tempo, è naturale; ma sono ancora in buona età; vivo parcamente, non ho vizi di sorta: e perchè avrei da ammalarmi?

Parve restar persuaso da queste buone ragioni che una malattia per lui era impossibile; e si mise con più alacrità a maneggiare il suo denaro.

— Quest'anno i miei guadagni furono ancora maggiori degli anni scorsi, ma non sono tuttavia quello che possono essere, quello che vorrei... Ho camminato bene, sono giunto ad un bel risultamento, gli è vero: quando penso che sono venuto a Torino, or sono trent'anni, misero, scalzo, con trenta soldi in saccoccia, sapendo appena leggere, scrivere e far di conti, ed ora!....

Diede un'occhiata al suo scrigno e sorrise.

— Sì ora sono padrone di una bella sostanza; ma non mi basta ancora. Ci ha tuttavia di quelli che ne possedono di più di me, e vorrei essere innanzi a tutti. Ah se tutti i giorni facessi i guadagni che ho fatto questa mattina! Con cinquanta mila lire avere un valore di 200 mila!... Perchè l'ho, questo valore, l'ho nelle mani e son certo — quasi certo almeno — che non mi si toglie più. Che bravo Quercia! come il Signore mi ha favorito a voler che io conoscessi quello sciupadenari che sa così bene spennare le sue ricche amanti... a mio profitto! Mai più, mai più egli avrà cinquanta mila lire da restituirmi alla ventura settimana; e se la famiglia della contessa vorrà riavere i suoi diamanti, oh oh la discorreremo...

Prese un libro di sue ragioni in cui soleva scrivere le sue partite del dare e dell'avere, e fra le somme sborsate registrò quella delle 50 mila lire date a Gian-Luigi. Nel tracciare questa cifra, pareva colpito da una nuova e bizzarra idea.

— La somma di 50 mila lire, diss'egli, mi è sempre stata favorevole e di buon augurio. I miei primi guadagni che mi apersero la strada della fortuna, quali furono? Le cinquanta mila lire che mi diede quel povero Maurilio Valpetrosa per suo figlio e le altre cinquanta mila che mi diede il vecchio marchese di Baldissero per farlo scomparire; e se la mi andava bene ne avrei preso altre cinquanta mila dalla contessa di Castelletto per ritrovarlo di nuovo....

A questo punto s'interruppe e diede in una scossa.

— Ritrovarlo!... E se fosse ora ritrovato in quel giovane in cui s'incontrò la Gattona?