Sul focolare, in mezzo ad un mucchietto di cenere, stavano quattro carboni accesi, con sopravi due piccoli bastoni i cui capi non si toccavano e che facevano salir su una riga sottile di fumo leggero leggero. Al di sopra pendeva per la catena un ramino con dell'acqua. Dorotea raccostò alquanto i due pezzi di legna, ci soffiò sopra e mise dentro l'acqua un uovo.

Nariccia frattanto aveva ritagliato in tante liste la fetta di pan nero, e poi, preso colla forchetta un pizzico di quelle radiche, aveva provato a mangiare. Ma il boccone gli pareva insipido e sentiva una ripugnanza ad inghiottire che nulla più. Tentò ancora una volta, e poi lasciata andare la forchetta sulla tovaglia, tirò in là dinanzi a se il piatto, e disse con voce dolente e piagnolosa:

— Questa roba non mi va giù. E sì che le radiche mi piacciono più d'ogni altra cosa; e mi fanno anche bene alla salute.....

Sentì il rumore del soffietto, con cui Dorotea cercava di rianimare il fuoco.

— Che cosa fate? Domandò egli ritrovando nuovamente di botto la voce e l'accento che gli eran soliti.

— La vede bene: rispose Dorotea, senza nemmanco voltarsi; le faccio cuocere il suo uovo.

— Disgraziata! Non posso trangugiare nemmanco un boccone, e voi mi sciupate la legna a farmi cuocer l'uovo! Toglietelo subito dal fuoco.

— Ma ora non gli è nè cotto nè crudo, questo uovo.....

— Non importa. Finirete di farlo cuocere un'altra volta e sarà buonissimo la stessa cosa..... Ma non tenete acceso un momento di più quel fuoco, oggi che la legna è così cara.

La fantesca, borbottando fra i denti, fece a senno del padrone. Questi colla sua forchetta rimise nel piatto di terra le poche radiche onde s'era servito; poi s'alzò da sedere per tornare nella sua stanza; ma nel muovere il primo passo un capogiro lo assalì di nuovo, e dovette tenersi alla tavola, chè gli pareva di dover cadere.