Dorotea riprese il suo pane, borbottando fra sè più burbera e più bisbetica che mai:
— Chi è? chi è?.... Lo so già fin da prima chi è: un qualche povero diavolo che viene a farsi sgozzare qui in questa caverna d'usuraio.... Uhm! Questo vecchio senza cuore diventa ogni giorno più avaro e più tristo. Non mi pare poi d'avere un'anima tenerella, ma se non ci fossi abituata da tanto tempo, credo che ora non ci potrei resister più. Colle sue madonne, e coi suoi santi, e colle sue giaculatorie questo vecchio esoso non ha nè fede, nè legge.... È impossibile che il Signore tolleri uno scellerato che profana così il suo nome e la religione.... Ho il presentimento che qui deve precipitare qualche gran disgrazia, e che l'ha da coglierci me pure.... Ah! se non fossi così vecchia, gli è ben vero che me ne andrei lontano lontano; ma sì, dove potrei cacciarmi ora per vivere? e coi pochi salari che questo birbante mi ha sempre pagato non ho manco potuto mettere insieme quattro pochi di soldi per assicurarmi la vecchiaia. E certo se un bel giorno divento malata, o quando sarò tanto innanzi negli anni da non poter più servire, questo cane d'un impostore è capace di gettarmi fuor di casa come un cencio frusto....
Intanto che Dorotea prevedeva a quel modo il tristo avvenire che l'aspettava, Nariccia, aperto colle solite precauzioni l'uscio d'entrata nell'alloggio, aveva visto che il sopravvenuto era il portinaio, ch'egli quella mattina stessa aveva fatto avvertire passasse da lui a pigliarne certi ordini. Questi ordini, che Nariccia si affrettò a dare al portinaio, uomo rozzo, d'anima come di corpo grossolano, riguardavano la povera famiglia d'Andrea e di Paolina. Il portinaio doveva salire alla soffitta da loro abitata e farsi subito pagare del dovuto affitto: se si rifiutavano di pagare, senza remissione, il portinaio doveva discendere nella strada la loro poca roba, prenderli per un braccio tutti e metterli fuori, chiudere la soffitta, recarne la chiave al padrone ed appiccare al portone da via il cartellino dell'appigionasi.
— Va bene: disse il portinaio che nella bassa e crudele anima sua, degno servitore dell'usuraio, non vedeva punto la bruttezza di quest'azione spietata. Per fortuna appunto, Andrea non c'è, chè l'ho visto uscir io poc'anzi insieme con un suo compagno che è solito a ricondurlo a casa ubbriaco la sera, e molto probabilmente non tornerà più a casa fino a notte con una delle sue sbornie famose; abbiamo tutto il tempo di fare l'operazione senza impacci e resistenza, che quella miseruzza di Paolina e i suoi tisichelli di bambini non sapranno farne altra che di lagrime e di strilli. Quando Andrea torni, troverà lo sgombero compiuto e non gli resterà che stridere: chè invece s'egli fosse in casa, gnaffe! l'affare sarebbe un po' serio; ha un certo umore e certi pugni a capo di certe braccia!.....
— E dunque andateci subito e sollecitate: disse Nariccia impaziente. Stamattina ci vennero delle signore in carrozza a visitare que' spiantati; certo hanno loro dato denari, e possono pagarmi..... e sarà tanto di meglio, ch'io riacquisti quel poco che mi viene, che da sì lungo tempo mi si fa aspettare, e che temevo perduto..... Che se non pagano, non si meritano sicuramente nessuna pietà..... Andate.
Il portinaio, con tutta indifferenza, salì zufolando le scale e in breve tempo giunse alla porta della soffitta di Paolina.
— Si può? Diss'egli rozzamente urtando col piede nelle imposte chiuse dell'uscio.
— Chi è? Domandò di dentro la voce debole e quasi soffocata di Paolina.
— Sono io, il portinaio.
— Ah! Vi faccio aprir subito.