Paolina, mezzo dissensata, sollevò la testa e guardò il portinaio con aria così smarrita che mostrava non aver ella proprio compreso.

Il portinaio ripetè in tono ancora più chiaro le sue parole, e le conchiuse con una dichiarazione tanto esplicita da non lasciar più dubbio nessuno.

— Io, dunque, disse, prendo questi vostri quattro stracci, ve li calo giù nel cortile, e voi fateveli portare poi dove vi piace.

E siccome pose tosto mano all'opera, Paolina, per quanto offuscata dal dolore avesse la mente, dovette andar persuasa che quello non era un sogno crudele, ma una tristissima realtà.

La disperazione le ridonò ancora alcun po' di vigore per rivolgere alcune preghiere al cuore indurito di quel degno agente dell'usuraio; soggiunse, Andrea sarebbe forse venuto più tardi a pagare, si aspettasse almeno un giorno o due ch'ella avesse potuto trovare un ricovero a' suoi figli. Niente affatto! Il portinaio fu inesorabile; e venti minuti dopo la poca e povera roba di quella disgraziata famiglia era giù nel cortile in un piccolo mucchio, e sopra di essa stavano accoccolati i bambini piangenti e la madre che non piangeva più, che aveva nelle membra il tremore, e negli occhi l'ardore della febbre.

Sul loro capo calava la neve che seguitava sempre a fioccare.

Ma non era passato molto tempo che in quel cortile, intorno alle masserizie ed alle persone della povera famiglia s'era formato un capannello, in cui le parole che suonavano nei vivaci discorsi non erano d'elogio al padrone di casa. Erano popolani abitanti di quel miserabile quartiere che imprecavano e maledivano alla barbarie di messer Nariccia e si sfogavano in minaccie contro di lui, che si sarebbero tradotte in fatti niente graziosi per esso, quando fosse comparsa a vista di quegl'indignati la faccia ipocrita di quello scellerato usuraio. Dorotea medesima corse rischio di passarla brutta, avendo voluto ficcare il naso là in mezzo, tiratavi dalla curiosità, mentre andava dallo speziale a procurarsi la medicina di cui Quercia aveva scritto la ricetta e che Nariccia s'era deciso di prendere. Le imprecazioni contro il padrone ebbero una tal recrudescenza e presero un dato momento una direzione così personale per la vecchia fantesca, ch'ella stimò bene allontanarsi più che in fretta. Ritornata a casa Dorotea raccontò a Nariccia quello che accadeva nel cortile, e l'usuraio, spaventato, non si credette sicuro se non mettevasi sotto la salvaguardia della polizia, inviò pertanto il portinaio al Comando di piazza, e due veterani non tardarono ad arrivare per porre l'ordine in quel cortile col loro bastone e colla loro autorità.

Ma che cosa fare di quella donna e di quei bambini? Il quesito sarebbe stato di ardua soluzione, se l'intromissione d'un personaggio, che al suo primo comparire si dimostrava fatto per comandare, non ci avesse provvisto. Questo personaggio era il dott. Quercia medesimo, il quale, terminata la sua segreta conferenza colla Leggera, passava di là, non a caso, ma per recarsi in quella sua casina sul viale dove l'abbiamo già accompagnato una volta, essendo quella strada la più breve per arrivarci.

Gian-Luigi ordinò che la donna, in cui il male era oramai precipitato in uno stadio gravissimo, fosse trasportata all'ospedale, i bambini fossero condotti in un vicino asilo, dov'egli pagando li ottenne subito ricoverati. Quando egli aveva finito di disporre pel compimento di quest'opera buona, al mormorio lusinghiero della gente colà raccolta, un omicciattolo s'accostò pianamente al dottore, e gli disse sotto voce:

— Questo fatto veramente provvidenziale darà alla cocca il fabbricatore di chiavi false che ci abbisogna.