Il medichino riconobbe Graffigna, che s'era così bene camuffato, da sembrare affatto un'altra persona, gli fece un lieve cenno d'intelligenza e si allontanò. Graffigna disse allora a sè stesso:

— Andiamo a cercare di Marcaccio e di Andrea; costui adesso non ci scapperà più di sicuro.

E si diresse verso la taverna di Pelone. Vedremo più tardi quali tristi effetti avesse sulla sorte di Andrea e su quella medesima di Nariccia la crudele determinazione di quest'ultimo, che scacciava di casa sua la donna malata e i bambini dell'artefice ferraio.

CAPITOLO XXII.

La stanza in cui erano rinchiusi Maurilio e Selva nelle parti inferiori del castello, era fredda, piccola, umida, scura, selciata di mattoni la cui polvere non mai spazzata, in quel momento, trovavasi ridotta ad una specie di motriglia dall'umidità che ci entrava traverso le grosse inferriate e la fitta graticola vestita di ragnateli della finestrucola che in alto presso il soffitto si apriva nei fossi delle due torri, e le cui imposte ned erano chiuse nè potevansi chiudere neppure, per la semplice ragione che mancavano affatto.

In quella stanza di prigione i mobili non facevano ingombro. Da una parte eravi un tavolato infisso al pavimento, per servire da letto; dall'altra parte una brocca di terra cotta piena d'acqua, e un bigonciuolo che serviva ad usi meno nobili ma necessari. Ecco tutto.

Maurilio, venendo dalle stanze superiori dove c'era maggior luce, al suo entrare colà dentro non vide nulla che una chiazza bianchiccia in alto della parete di faccia alla porta, ed era la finestrina per cui penetrava un poco di barlume. Il secondino che dietro il cenno del Commissario lo aveva accompagnato a quella carcere, tirato ch'ebbe i chiavistelli, girato la chiave nella serratura, aperto il grosso battente dell'uscio cigolante sui cardini, senza tante cerimonie diede uno spintone per le spalle a Maurilio, affine di cacciarlo dentro, e col medesimo rumore che aveva fatto testè ad aprire, richiuse sollecitamente dietro di lui la pesantissima porta.

Maurilio vide l'ombra d'un uomo che pareva sorger da terra, agitarsi innanzi a lui e slanciarsi verso di esso con una esclamazione; ricordò il suo ingresso nelle carceri del palazzo chiamato ancora oggidì il correzionale, e si trasse indietro vivamente con raccapriccio di timore e di ripugnanza.

Ma Giovanni, le cui pupille s'erano già temperate alla poca luce di quell'ambiente, aveva di botto riconosciuto in chi entrava l'amico suo, epperò si era affrettato al suo incontro.

— Maurilio: diss'egli con un'intonazione di lieta sorpresa nella sua voce vivace e francamente sonora: poichè anche tu avevi ad essere uccello di gabbia, benedetto l'azzardo che ci congiunge: dico l'azzardo perchè ho troppa stima del signor Commissario per supporre solamente che questo possa esser l'effetto d'un gentile riguardo che ci abbia voluto usare.