— No; rispose. Ah! fosse stato così! Avrei svelato al signor Defasi tutta la verità sul mio conto; ed egli così generoso verso tutti, così ammirato di me, avrebbe tuttavia concessomi l'onore della sua alleanza. La donna che avrei amata sarebbe stata mia. Ma il mio cuore invece — lo sciagurato ch'io sono! — non fu tocco dalle domestiche virtù e dalla modesta leggiadria delle figliuole del libraio; fu ad un punto acceso dalla fiera bellezza, dalle superbe grazie di tale, appetto a cui il povero trovatello è come innanzi alla gemma che orna il diadema d'una regina, il verme della terra.
S'interruppe manifestamente esitante ancora innanzi alla rivelazione del suo segreto.
Giovanni gli prese una mano e lo incoraggiò con una stretta, senza parole, e con uno sguardo affettuoso.
Maurilio disse affrettatamente ed a voce bassa:
— Amo la contessina Virginia di Castelletto, cugina del marchese Ettore di Baldissero.
E poi, come uomo che ha detto una sua gran vergogna, nascose la faccia sconvolta nelle grosse mani.
— Cospetto! Esclamò Giovanni con accento tra di meraviglia, tra di compassione. Per te questo amore è un terreno arido in cui non può nascere il menomo fiore d'una speranza. Tanto varrebbe esserti innamorato della luna! Valla ad arrivare! Mio caro, allorchè di queste passioni impossibili entrano nel cuore d'un uomo, conviene strapparle subito, ad ogni costo, anche portandosi via un pezzetto del proprio cuore, chi abbia senno, risoluzione e coraggio d'uomo siccome hai tu.
— Eh! che cosa non ho io fatto per ciò? Proruppe Maurilio con impeto. Non ci ho potuto riuscire a niun modo. Questa fatale passione si è tenacemente impigliata al più intimo dell'esser mio, ha gettato le radici profonde nel substrato della mia natura, s'è fatta il sangue che palpita nel mio cuore, s'è insinuata in ogni circonvoluzione ove sta lo strumento del pensiero nel mio cervello, s'è fatta l'anima mia. Da questo miserabil corpo non si può togliere più che colla vita: dallo spirito forse mai più!... Forse l'ho già portata meco da esistenze anteriori, e seguiterò ad averla connaturata colla mia essenza individuale negli stadii infiniti della mia immortalità, aspirazione fors'anco ad una meta di felicità non arrivabile nel tempo, punizione e spasimo frattanto nella relatività delle vite incarnate.
Agitò la sua testa grossa ed arruffata, lanciò dai suoi occhi profondi delle fiamme di sguardi: il sangue concitato gli colorò un istante i pomelli delle guancie e la vastissima fronte parve in quella accarezzata da una luce fosforica che la circondasse. La bruttezza delle sue corporee sembianze scomparve un istante sotto il fugace rivelarsi della luminosa natura dell'anima là dentro costretta. Una donna d'intelligenza l'avrebbe trovato in quel punto meglio che leggiadro, imponente e sublime.
Sì: continuò egli lasciando vibrare la sua voce, che acquistò ancor essa un'insolita ed efficace armonia: questa passione, che fa da veste di Nesso all'anima mia, l'ho portata meco da altre vite, da altri mondi. Che cos'era quella indefinita ed incompresa aspirazione all'ideale che affannava fin dai primi anni l'inconscia mia natura? Che cos'era quell'ardore di innalzare nella schiera gerarchica delle intelligenze il mio spirito audace ed ambizioso, mercè lo studio ed il sapere? Che cosa quei tumulti inesplicabili che mi sobbollivano in petto, che mi facevano fra mille temerarie idee dibattersi la ragione, come nave senza governo in mar tempestoso? Che cosa quelle ineffabili chimere con sorrisi di donna e con isguardi d'angelo che passavano lucenti frammezzo alle mie fantasticaggini, adombrandomi un bene sconosciuto e cui non sapevo definire? La prima volta che io l'ebbi veduta, lei, appena fu comparsa a questi occhi, compresi tutto. La passione d'amore era lo svolgimento dell'anima umana, essa era la legge suprema del mondo morale come in quello fisico l'attrazione; e l'anima mia, fatalmente, per ignota necessità, era avvinta a quell'anima che mi si rivelava con tanto sfolgoramento di bellezza, oscuro pianeta di quell'astro lucente. Oh! come lo ricordo quel momento in cui la prima volta quella beltà raggiò nella penombra della mia esistenza! Se chiudo gli occhi, rivedo tal quale il luogo, il tempo, e lei, e me, ed ogni oggetto circostante.