«— Oh non c'è poi tutta questa premura: rispose affettuosamente il principale, che postomi, come ti ho detto, molta stima ed affezione ed innalzatomi, col migliorare delle sue fortune, al grado di suo primo commesso, scambiava quel mio ardore per zelo di volerlo contentare. Non occorre che vi scomodiate voi stesso, appena venga il galoppino lo faremo trottar lui.
«— Oh no, caro padrone: io dissi quasi supplicando: lasciatemi andar me, subito.
«M'accorsi alla guisa con cui il signor Defasi mi guardava, ch'e' molto stupivasi di quella mia insistenza, di cui non sapeva darsi ragione; sentii salirmi il rossore alle guancie come se vedessi scoperto quel mio segreto nato pur allora, e che già tanto m'era caro.
«— Ho bisogno di uscire, balbettai, di prender aria, di fare un po' di moto. Ho il sangue al capo. Questo mi servirà di passeggio.
«— Andateci pure allora: disse il principale colla sua solita bontà: e passeggiate quanto vi bisogna. Voi veramente state di troppo chiuso fra le pareti e fermo al lavoro. Ve l'ho detto tante volte che il vostro indefesso studiare vi farebbe male. La gioventù ha mestieri di aria libera e di moto. Nè dovete prendervi la menoma soggezione di me, perchè sapete bene ch'io sono disposto a darvi tutte quelle ore ed anco tutti quei giorni di vacanza che desideriate. Dunque to'; eccovi l'involto di libri che recherete al palazzo di Baldissero, e poi non vi aspetto più a casa che per l'ora di pranzo. Siamo intesi così?
«Io lo ringraziai, presi il mio cappello, e coll'involto dei libri sotto il braccio via di corsa verso l'indicatomi palazzo.
«Lungo la strada che avevo da percorrere, tenevo quell'involto con mani quasi tremanti, come per un tesoro che portassi. Ella quei libri li aveva già toccati, li avrebbe tenuti colle sue manine, avrebbeli introdotti nel santuario dei suoi appartamenti, posatili sul guanciale per leggerli la sera, avutili per delle ore sotto gli occhi. Li accarezzavo collo sguardo, li invidiavo coll'anima: li stringevo al cuore, come una cosa diletta. Mi pareva che essi dalle mie mani, passando nelle sue, dovessero stabilire una specie di legame segreto fra me e lei!...
«Giunto alla soglia del portone, la voce del custode mi ridestò dai miei sogni di pazzo:
«— Dove andate giovinotto? Mi domandò egli.
«Quelle parole mi arrestarono con un sussulto, come se fossero le più inaspettate e strane, mi trovarono sprovveduto affatto di risposta da fare. Ristetti confuso e balbettante.