«Siccome mi era dolce pensare che fosse mia madre a visitarmi pietosa dal misterioso mondo di là della tomba; siccome non dubitavo che gli oggetti postimi addosso nell'abbandonarmi infante non appartenessero a mia madre, e specialmente quel rosario; io presi quest'ultimo dal luogo riposto in cui gelosamente lo custodivo, lo strinsi con passione fra le mie mani, me lo serrai sul cuore che palpitava concitato e con un'aspirazione indefinita, inesprimibile dell'anima, pregai:
«— Madre mia, o qualunque tu sia, spirito mio benigno, vedi il mio desiderio e soddisfalo tu, se puoi. Spirito immateriale, tu devi leggere entro il pensiero, tu devi scorgere entro i segreti ripostigli dell'anima. Vieni pietosa a parlarmi di lei, vieni a darmi quella forza e quel merito che mi possano accostare all'altezza di quella creatura, vieni a svelarmi, sia pur anche il più infelice, l'avvenire di quest'amore che sento, che conosco essersi fatto la ragione e la sostanza della mia esistenza.
«Stetti quasi tremante, con un palpito pieno di dolcezza, con un'intima emozione che mi faceva correre lievi brividi per le vene, stetti, nella mia cameretta invasa dalle ombre della sera, aspettando quell'aura leggerissima d'alito che mi pareva soffiarmi in fronte all'apparizione del fantasma, quell'opalino chiarore in mezzo a cui soleva disegnarmisi innanzi l'incorporea forma.
«Aspettai vanamente.....»
— Ah! Esclamò Giovanni, del quale lo pseudorazionalismo, rincalzato da un po' d'umore beffardo alla Voltaire si ribellava contro la secondo lui puerile credenza nelle apparizioni di esseri estraumani. La tua mente, rinforzata pel crescer cogli anni delle forze fisiche, rinvigorita per gli studi maggiori e più assennati, non era più capace di quelle fantasmagorie a cui si prestava nella puerizia e nella prima adolescenza.
Maurilio fece un lieve sorriso scuotendo la testa.
— Aspetta, aspetta: diss'egli. Tu ti affretti di troppo ad imbrancarmi nel gregge degli uomini positivi che credono soltanto a quell'universo di cui le parti si possono misurare col bilancino e scomporre nella storta del chimico. Ho passato per quello stadio ancor io: fu una crisi cui attraversò fra le tante, quest'anima; come già ti ho detto, l'amore me ne trasse, e l'apparizione dall'amore invocata ed evocata, fu il primo atto che mi riscattò dalla schiavitù in cui ero caduto del materialismo.
— Dunque la tua apparizione ebbe luogo? Domandò Giovanni con più interesse di quanto la sua incredulità avrebbe fatto supporre.
— Sì..... Attesala invano in quell'ora mesta e soave del crepuscolo, che era pure stata quella in cui mi si era presentata la prima volta, io tornai a discredere, e indispettito meco stesso, proverbiandomi della debolezza che mi dicevo esser cagione di cotali vane e sragionate lusinghe, uscii nuovamente di casa per tornare a dare sfogo almeno col moto del corpo, al tumulto dell'anima, all'agitarsi del pensiero.
«Dove mi recassero le gambe, anche senza preciso comando della mia volontà, è facile indovinare. Uscii, riscotendomi, dalla riflessione in cui ero assorto, quando mi ritrovai in faccia al portone del suo palazzo. Mi fu impossibile strapparmi di là. Una forza centuplicata d'attrazione pareva inchiodarmi i piedi sopra i sassi di quel selciato. Il cuore mi batteva, mi batteva; la testa mi era rintronata; gli occhi non vedevano distintamente; i lumi che apparivano dalle finestre mi parevano mandare non raggi ma mille sprazzi di scintille che turbinavano come un fuoco d'artifizio; i rumori mi giungevano al cervello ora come lontani e traverso una tramezzatura soppannata, ora come accresciuti a cento doppi di forza da quasi indolorirmene.