Maurilio interruppe vivamente:
— Ma nulla di quanto accade nell'universo mondo, non esce mai dai limiti della natura. Perchè l'uomo non ha tuttavia certificati con una scienza che ha la vista corta alcuni fenomeni cui trova più comodo negare; perchè non ha scoperto ancora le leggi onde questi fenomeni hanno origine e regola, superbamente afferma che quei fenomeni non sono nella natura, e che questa non ha leggi per essi. Ma la diva natura, che è la volontà e la logica di Dio, abbraccia tutto, tutto, tutto, l'esistente ed il possibile, il sensibile e il sovrasensibile; ed è uno strano e temerario rimpicciolirla il volerla rinserrare negli angusti termini dell'intelligibile e dell'apprensibile umano. Per me non vi ha nè sopranaturale, nè oltrenaturale; vi ha una immensa natura di cui l'uomo non apprende che una menoma parte: quella più direttamente in contatto con esso, della quale ha già ampliata colla scienza di molto la cognizione e l'amplierà ancora in avvenire, ma per non giunger mai in questa vita terrena ad abbracciarne pur l'idea del complesso. La chimica e la fisica hanno allargato di molto alla cognizione umana il campo della scienza della natura: le meraviglie dell'elettrico e del magnetismo afferrate dallo studio di questo secolo sarebbero parse cosa sopranaturale alla poca scienza dei nostri padri; la poca scienza di noi rigetta ancora fra le favole e le illusioni fenomeni cui non solo crederà ma spiegherà, come ha spiegato la legge dell'attrazione, la scienza dell'avvenire. Nulla dunque di sopranaturale, bensì di sottratto alla volgarità comune dei sensi dell'uomo...
— Come vuoi: soggiunse Giovanni: ma pur tuttavia mi ammetterai che questi sensi, per quanto volgari, sono dati all'uomo perchè, mercè l'aiuto della ragione, colla potenza riflessiva e critica, e' si faccia capace di tutta quella verità cui possa arrivare. Quando la immensa maggioranza degli uomini, e con a capo di questa alcuni eminenti per ingegno e per istudio, affermano che certi fenomeni sono tutt'altro che esistenti nella realtà naturale delle cose, noi abbiamo un elemento di giudizio irrefragabile per credere piuttosto che la verità è dalla parte di codestoro. Tu mi dirai: sono invece i pochi dall'altra parte che, avendo una organizzazione speciale e più eletta, vedono e sentono meglio e più in là della grossolanità sensitiva della comune degli uomini. Ma chi ci può affidare della verità di siffatta ipotesi? È pur cosa posta in sodo che il cervello umano è, in parecchi individui ed in parecchi casi, soggetto all'allucinazione; nè tu vorrai darmi per apprensioni di alcuna parte di vero i delirii della febbre e della pazzìa, le chimere d'un fantasticante, le immagini dei sogni.
— Chi sa? Ve ne possono essere dell'una e dell'altra sorte: fallacie del senso intimo e fugaci visioni guaste dal mezzo ambiente o dallo stromento apprensivo.
— Ma quale allora la stregua a misurare il grado di attendibilità di queste manifestazioni e sceverarne i vaneggiamenti dalle realtà?
— Quale? Quella ragione che tu invocavi poc'anzi colla sua critica riflessiva.
— Ma la ragione comincia per dire a me che tutto questo è un assurdo.....
— Ciò non è la ragione che lo dice; è un pregiudizio. Se tu, a mezzo del secolo scorso, avessi detto all'uomo più colto di quel tempo di criticismo e di acume osservativo, avessi affermato ad un enciclopedista che sapevi un mezzo di dar moto e spasimi ad un cadavere, il tuo ascoltatore, che voleva appunto mettere in seggie la natura e gettare abbasso tutto ciò che credeva all'infuori di lei; egli che non aveva ancora il menomo sentore del galvanismo, ti avrebbe risposto crollando le spalle che la sua ragione gli diceva la tua assertiva essere un assurdo.
— La ragione, se non altro, mi dice fondatamente che quando d'un fenomeno si può dar la spiegazione che entra nei limiti delle leggi e delle regole conosciute, è pericoloso e nocivo, o quanto meno, è vano andar cercandone di strane spiegazioni che turbano ad ogni modo la logica di quel complesso di regole e di fatti cui comprende l'uomo sotto nome di natura...
— Ne turbano il falso e ristretto concetto; si armonizzano invece in una più ampia apprensione dell'opera di Dio... E quando poi la ragione ti dicesse che colla spiegazione dei tuoi limiti e regole conosciute non si spiega niente?...