— Aspetterei allora a pormene il quesito; e prima di ammettere che la scienza positiva ha torto, vorrei anzi ammettere che la mia intelligenza o il mio organismo sono in difetto. Del resto io vado molto guardingo nel riconoscere la realtà di questi fatti non ispiegabili colle norme della nostra conoscenza scientifica moderna. Il più delle volte tali avvenimenti non sono niente affatto certificati. Ora qui, nel caso nostro, mi trovo a fronte una tua affermazione, a cui mi piace e devo prestare ogni credenza. Ma del fatto così provato nella sua materialità, lasciami cercare la ragione in quei fenomeni che per me sono naturali, non in quelli che eccedono la comprensione ch'io posso avere della natura. Se questa ragione la trovo in tal modo, perchè non mi vi acqueterei più volentieri che non in un ordine nuovo di fenomeni e di leggi a cui ripugna il mio intelletto, e di cui la scienza non mi dà la menoma prova?

— Udiamo adunque la tua spiegazione materialista: disse Maurilio col suo strano sorriso.

— Eccola. Lungo tutta la giornata la tua mente era rimasta fissa in un solo pensiero, la tua anima ferma in un solo desiderio: il pensiero di lei, il desiderio di saperne il nome. La passione, fattasi, appena sorta, gigante nel tuo cuore, la tensione continua della facoltà pensativa, l'effetto straordinario e profondo che fecero sulla tua natura impressionabile una stupenda musica primamente udita, un nuovo spettacolo non visto mai, cagionarono in te quel certo eccitamento nell'organo cerebrale, cui produce con più o meno differenza ed intensità la ebbrezza dei vapori alcoolici, il delirio della febbre, il misterioso fenomeno del sogno, quello stato speciale morboso della parte intellettiva pel quale certe fantasmagorie soggettive prendono proporzioni e natura di cose estrinseche, oggettive e reali. Tu non avevi pensato ad altro di tutto il giorno; era naturale che sognassi di codesto; il tuo organismo è disposto a queste astrazioni della fantasia ed a far concreti questi fantasmi del tuo cervello; nulla di più naturale che ciò succedesse in siffatta occasione e con tanto maggior potenza di verosimiglianza. Tu non hai visto che le idee del tuo cervello prender corpo apparentemente all'infuori di te nella lanterna magica d'un sogno, riflessione anormale ed inconscia del tuo pensiero.

Maurilio scosse la testa, sorridendo ancora a quel modo.

— E come va che questo sogno, che questa riflessione anormale, che questa fantasmagoria morbosa, o come vuoi chiamarla, mi apprese una verità che ignoravo? Poichè il fatto è che quel nome erami del tutto ignoto, e quello dettomi dall'apparizione fu il vero.

Giovanni esitò un poco per cercare una ragione.

— È un indovinamento, disse poi, che forse non si deve che al caso.

— Ah! il caso? Esclamò Maurilio con accento di trionfo. Questa sì che è la spiegazione per cui non si spiega niente: questo sì che è il comodo mezzo d'uscir d'impiccio in ogni più grave quesito che vi affacci la natura e l'anima umana. La creazione? Il caso. L'armonia infrangibile di essa? Il caso. La presenza e la comparsa dell'intelligenza in mezzo al mondo della materia? Il caso..... No: questo cieco Dio, cui crea la cecità dell'uomo, non ispiega nulla. A seconda che sminuisce l'ignoranza umana si restringe l'azione e la potenza di questo nume senza ragione. Noi chiamiamo caso il risultamento di leggi che ci sono ignote così da non averne sospettato pure l'esistenza. Se l'umanità potrà progredire di tanto che legga in tutte le pagine del gran libro di Dio, il regno dell'azzardo, che mano a mano si rimpicciolisce, sarà del tutto scomparso.

Fece una pausa di pochi minuti, recandosi sovra se stesso e stringendosi colle sue grosse mani la fronte vastissima, come per raccogliervi ed ordinare le idee che vi si agitavano per entro. Poscia ad un tratto risollevò il capo e riprese a parlare con più forza, e direi quasi con più autorità:

— Ma non fu questo del nome di lei il solo vero che il mio benigno spirito in quella notte memoranda mi apprese. Ti ho detto che sotto all'influsso di quell'eccelso amore, già la fede aveva ripreso a picchiare alle porte della mia intelligenza per abbattervi la negazione trincieratavisi col sofisma, già aveva invaso l'anima mia colla ineffabile forza dell'affetto; ma difettava tuttavia la ragione logica e suprema che coordinasse gli elementi sparsi, che chiarisse i confusi, che assodasse i dubbi di quel sistema completo di credenze onde si compone la scienza prima dell'uomo: quella di Dio, dell'essere dell'anima nostra e del suo destino. L'amoroso spirito delle mie visioni mi formolò nella parola umana la verità apprensibile dal nostro limitatissimo intelletto dell'essere e della ragion delle cose. Vuoi tu udirla o Giovanni?