— Sì, sì, con molto piacere: esclamò Selva che, non ostante la sua sino allora conservata indifferenza e quasi dovrebbe dirsi ripugnanza a tutto ciò che sapeva di metafisica, di superiore cioè alla ristretta materialità della creazione, sentivasi pur tuttavia vivamente interessato come da una nuova curiosità che ne avesse assalito lo spirito. Parla, chè io ti ascolto con ogni attenzione, non rinunciando certo al diritto di critica della mia ragione, ma non disdegnando a priori le allegazioni e gli argomenti della tua credenza.

Maurilio, senza prepararvisi dell'altro, cominciò a parlare.

CAPITOLO XXIII.

Fra i lettori di romanzi una buona parte non cerca che l'interesse il quale nasce dalla combinazione degli avvenimenti e dalle manifestazioni della passione; codestoro trovano superfluo e fuor di luogo, in un lavoro d'immaginazione come in opera d'arte, tutto ciò che ha la pretesa di toccare gli alti quesiti della filosofia, della scienza, della politica e dell'economia pubblica; impazienti di arrivare allo scioglimento del nodo bene o male raggruppato che si trovano presentato dinanzi dalla favola del racconto, dispettano ogni indugio che nel cammino venga frapposto da considerazioni o da esposizioni che non sieno azione di dramma. Per questi cotali non è scritto il presente capitolo: e siccome all'intelligibilità dell'intreccio drammatico ed alla conoscenza dello svolgimento dei fatti non nuocerà per nulla affatto l'ometterne la lettura; così io consiglio senz'altro chi non si piace di queste cui giudica vane fisime e inutili sopraccapi di filosofia, di saltare a pie' pari l'intiero capitolo e ricominciare al XXIV, dove si riprenderà la catena della narrazione.

Avendo poi in animo di scrivere in questo lavoro la storia non solo dei fatti materiali della vita, ma dell'anima di certe individualità, in cui rappresentate intiere classi, non mi parve potere a meno che affrontare eziandio il gravissimo quesito dell'essere, della natura, del destino oltre questa terra dell'anima umana: quesito che comprende la quistione della coesistenza del bene e del male e quella della divinità. Qual è l'uomo che pensa, il quale, anche quando si tenga attaccato alla fede impostagli autorevolmente nell'infanzia dall'affermazione presentatagli come indiscutibile dei maggiori, pur tuttavia non si trovi in dati momenti faccia a faccia con questi terribili enimmi gettatigli innanzi di forza dalla sfinge della vita? In quest'epoca in cui ogni credenza vacilla e la crosta esteriore, per così dire, di tutto il mondo sociale è una strana miscela di scetticismo indifferente e di audaci negazioni rincalzate da vantati progressi di scienze positive, con qualche chiazza qua e là di vernice d'ipocrisia, a mio avviso, nel substrato dell'umanità, nelle viscere di essa e forse appunto in quelle classi inferiori non abbastanza apprezzate e curate fin qui, di cui tuttavia non si dà abbastanza pensiero la parte gaudente del genere umano; in quelle classi di cui è intenzione del presente lavoro tracciare i principali elementi; in quelle classi che, come già pel passato emanarono dal loro seno il ceto medio, dovranno nell'avvenire dar la materia d'una società diversamente atteggiata e d'una civiltà novella; in quelle classi dico, serpe, e si agita, e fa suo cammino inconsciamente un bisogno di fede nuova, più pura di pregiudizi, meno materiale, più logica, se così posso dire, almanco nella sua estrinseca forma. È inutile il dissimularselo. Le agitazioni politiche, le quali dalla caduta del colosso napoleonico fino ad ora — e non accennano cessare — hanno scombuiato il mondo, non sono che i prodromi d'una rivoluzione sociale; ma questa, come quella politica, non sono che un rimutamento esteriore dell'umanità, il quale avendo luogo nella materia, implica, ed è manifestazione ed effetto d'un rimutamento necessario avvenuto o da avvenire contemporaneamente nello spirito. L'idea domina il mondo: lo spirito regge l'uomo; avete bel decretare con impotenti aforismi materialistici che lo spirito non esiste e che l'idea è una creazione della sostanza cerebrale; sarà sempre la modificazione della parte immateriale dell'uomo che cagionerà e guiderà i mutamenti e i progressi de' suoi fatti esteriori e de' suoi istituti. Perciò voi vedete la quistione religiosa far capolino da per tutto sotto quella politica. Invano la volete escludere; invano volete rimandarla al di poi; riuscirete forse a ritardarne l'aperto scendere in campo; ma, dopo avere assalito l'intelligenza dei pensatori nelle loro veglie travagliose, dopo avere lottato nell'arena scientifica coi crogiuoli del chimico, lo scalpello dell'anatomico e le deduzioni sperimentali del fisiologo, lotta che ne acuisce come cote le armi, e la purga da molti elementi d'errore; dopo avere oscuramente, confusamente agitate le coscienze delle plebi, un giorno scoppierà nelle manifestazioni della vita sociale, non colla violenza materiale, speriamo, ma con quella ancora più irresistibile d'una nuova evoluzione della mente umana che ha bisogno di trovare la sua forma, d'una necessità del progresso.

Io qui non sono nè propagatore di nuove dottrine, nè ambizioso cercator di proseliti; sono espositore soltanto d'un complesso di pensieri a tal riguardo, nel qual complesso mi pare scorgere che s'acquetino le aspirazioni superiori dell'anima, le esigenze della ragione e i dati positivi della scienza moderna.

Ciò detto, l'autore, si rintana nella sua parte passiva, e lascia parlare i suoi personaggi.


— Io t'ho già detto, così parlò Maurilio, che fin da bambino la mia mente era stata assalita dal tremendo quesito delle origini e del fine dell'uomo, che le mie audaci interrogazioni spaventavano la fede tranquilla ed umilmente rassegnata del buon Don Venanzio, e che questa fede medesima cui quel vecchio, virtuoso sacerdote aveva fatto ogni sforzo per radicarmi nel cuore, era venuta meno in me, innanzi all'ardita analisi della mia ragione. L'edifizio scavato a poco a poco sotto le fondamenta da questa potenza d'analisi, a un dato punto crollò per intiero, ed io mi trovai in mezzo alle rovine di esso, innanzi ancora d'aver letto Descartes nella condizione che questi assegna per primo elemento, per punto di partenza all'acquisto della cognizione, con un compiuto scancellamento dalla tavola dell'intelligenza d'ogni affermazione a priori.

«La quistione del male aveva chiamata la mia attenzione da molto tempo. Senza aver letto Bayle, che ne ha dato la formola, già sgomentavo e confondevo la ortodossia del buon parroco del villaggio colla obiezione di questo inesorabil dilemma: «Se il male esiste, o gli è per volontà di Dio, o contro questa volontà. Ammettendo il primo, Dio non è nè giusto, nè buono; non questo, perchè è l'autore del male, la qual cosa nessuno potrà dire essere bontà; non quello, perchè punisce l'uomo d'aver fatto quel male ch'egli Dio ha creato, a cui perciò ha concorso o cui almanco ha permesso. Se Dio avesse escluso dalla sua creazione il male, l'uomo non l'avrebbe commesso: e una bontà onnipotente non doveva ella far così? Oppure si ammette che il male esiste contro la volontà di Dio, ed allora questi non è più onnipotente, e vi è in questo universo, che voi dite creato da Dio dal niente, qualcheduno o qualche cosa più potente di lui, valendo ad agire contro la volontà di esso, ed è l'autore del male.» A questo argomento il buon Don Venanzio, scandolezzato, tirava in campo le vecchie armi della sua teologia, colle quali la scolastica ortodossa non valse pur mai a rispondere vittoriosamente; e battuto passo passo dall'incalzare del mio raziocinio, si ritirava nell'ultima rocca del credo quia absurdum, fulminando colla scomunica le audacie investigatrici della ragione umana.