Si ricordava egli in nube quello che era avvenuto la sera innanzi; aveva un'ombra di rimorso di avere maltrattato sua moglie, e mentre scusavasi col dirsi che gli era in causa e per istigazione di codestui, sentiva un certo rancore contro di esso; quando si trovava in sentore, non poteva dissimularsi che i consigli e gli esempi di Marcaccio erano stati quelli che l'avevan tratto a quel brutto punto in cui era precipitato; aveva inoltre dato alla moglie una nuova promessa di sfuggire questo fatale amico, e questa promessa — come tutte le altre volte eziandio — l'aveva data con animo sincero e con voglia ferma di mantenerla; ma ora, di fronte a quest'uomo che aveva preso una tanta influenza sull'anima di lui, Andrea si sentiva impacciatissimo a porre in atto la sua risoluzione e manifestargli che l'avesse a lasciar tranquillo, e provava nello stesso tempo una specie di irritazione contro Marcaccio che così presto fosse venuto a porlo nel caso di dovere o mancare alla sua promessa o fare un atto per cui non si sentiva tutto il coraggio necessario.

Alla domanda di Andrea, Marcaccio diede in una risata.

— Che cosa vengo a far qui?.... Oh bella! Gli è davvero molto difficile da indovinarsi..... Vengo a vederti ed a prenderti meco per condurti a far colazione.

E tese una mano per pigliar l'amico sotto il braccio; ma Andrea si trasse indietro e si schermì da quell'atto.

— Lasciami stare: disse bruscamente: io non vado a far colazione con te.

— No? Esclamò Marcaccio, mostrando un grandissimo stupore. E perchè?

— Perchè.....

Andrea cominciò con molta risoluzione la sua risposta, ma non ebbe appena detta la prima parola, che quella risoluzione gli venne meno.

— Perchè non vado, ecco!

— Questa non è una ragione.