— Che cosa fai tu costì, figliuolo di mala femmina, brutto impiastro di martuffo? Gli disse con accento degno delle parole. Vai a prendere subito una pinta di vino, pane e salame per questa brava gente... che poi diranno quello che occorre loro di vantaggio.
Meo non aspettò altri complimenti e sparì per la botola onde si scendeva nella cantina e nella cucina sotterranee.
Allora l'oste pronunziò all'orecchio di Marcaccio alcune parole che ebbero la virtù di subitamente acchetarlo.
— Va bene: diss'egli. Ebbene sentite, Pelone, oltre il salame che verrà, fateci preparare una buona frittata colle cipolle, un quarto d'agnello arrostito, e mandateci eziandio di quei peperoni gialli d'Asti all'aceto che brucian la lingua e raschiano la gola.
— Sarete serviti in un amen: rispose l'oste, ridrizzando lentamente la sua lunga persona allampanata, e muovendosi con quella tardità pesante di membra che gli era abituale.
Andò egli dapprima all'uscio de' vetri, e semiapertolo cacciò dentro queste parole:
— Aspettate un poco, Macobaro, che vengo subito.
— Che? Esclamò Marcaccio. C'è costì quel vecchio birbone d'un ebreo?
Pelone fece un cenno affermativo. Marcaccio si alzò di fretta e s'avviò verso quella stanza.
— Non ve ne fa mica nulla che andiamo ad assettarci nel gabinetto? Ho molte cose da dire a questo mio amico, ed ho piacere che Macobaro prenda parte al discorso, uomo di buon consiglio qual è.