Jacob venne interrotto da Maddalena, la quale ad un tratto venne fuori dalla stanza dell'uscio a vetri.

— Ah ah! sei qui furfantella: esclamò Marcaccio tra scherzoso e tra irritato. Oramai ti fai più preziosa tu d'una regina, principessa da lavandino... Vieni a sederti qui presso a noi, biricchina, ed onoraci col bere un gotto di vino in nostra compagnia.

Maddalena crollò le spalle con atto d'impertinente impazienza.

— Voi mi seccate, Marcaccio. Ho altro da fare che andarmi a sedere vicino a voi, e bere in vostra compagnia non ne ho punto voglia il meno del mondo.

— Oh superbiaccia d'una superbiaccia! Rimbeccò il compagno d'Andrea. Tu ti abusi della protezione di quel tale. Ma per la barba di mastro Impicca, un giorno o l'altro egli ti darà un calcio e ti manderà fuor de' suoi piedi come uno straccio frusto, ed allora vedremo che cosa avrai fatto della tua superbia, e se darai ancora di queste risposte alla brava gente che ti ripagherà del tuo presente orgoglio.

La fante volse a Marcaccio uno sguardo ed un sogghigno pieni di fiele:

— Vorreste che ripetessi le vostre parole a quel tale?

— Ripetile al diavolo che ti porti: gridò in furia Marcaccio.

Pelone, che era presente, intromise la sua parola e disse colla solita voce cavernosa:

— Lasciamo questi inutili discorsi..... Tu Maddalena va alle tue bisogne, e voi Marcaccio non fatemi arrabbiare questa brava giovane che non conviene nè a voi, nè a me.