— Io? Non lo sono mai.

— Ebben vediamo.

L'oste, aiutato dal garzone, sbarazzò la tavola dei resti della loro colazione, stese su di essa uno sporco tappeto e depose al capo del desco verso la parete il fiasco, in mezzo un mazzo di carte unte e bisunte come il tappeto.

Cominciarono a giuocare di poco, e le carte non per l'opera della fortuna, ma per l'abilità di Marcaccio furono favorevolissime ad Andrea. La pinta intanto veniva consumandosi, e l'ebbrezza, aumentando nel marito di Paolina, ne riscaldava vieppiù la suscitata passione del giuoco. Si accrebbero le poste, e Marcaccio, simulando il rabbioso ed il disperato, aveva già perso cotanto che s'era proprio raddoppiato il peculio del suo avversario. Ma ad un punto, ecco che la fortuna comincia a girare. Qualche piccola perdita s'avvicenda ai successi di Andrea: le perdite spesseggiano e le vincite diminuiscono; poi queste cessano del tutto. La vicenda è perfettamente scambiata. Marcaccio guadagna ogni giuocata e Andrea le perde tutte; tanto bene che dopo due ore egli si trova senza nemmeno più un quattrino nelle tasche.

A questo punto, quando con una fiera bestemmia egli inveiva contro Marcaccio che l'aveva ridotto a tale, entrò opportuno Graffigna che aveva visto la moglie e i figli d'Andrea cacciati nella strada alla neve che cadeva, al gelo che assiderava.

Graffigna non conosceva di persona il marito di Paolina, come non n'era conosciuto; ma dietro le informazioni di Marcaccio, avendo egli commesso a quest'ultimo che quella stessa mattina cercasse di vincere le ripugnanze del fabbro ferraio, non dubitò punto che il compagno di Marcaccio non fosse l'uomo in quistione. Andò egli a sedere al tavolino più prossimo a quello occupato dai due giuocatori, e contentatosi di fare un saluto indifferente al compagno di Andrea, disse all'oste:

— Compare Pelone, portatemi un quartino di buona barbèra, che mi rimetta un po' lo stomaco. Ho assistito adess'adesso venendo qui ad un fatto che mi ha stretto il cuore e rovesciata l'anima.

— Che fatto? Domandò Marcaccio.

Graffigna raccontò semplicemente ciò che aveva visto nella casa di Nariccia.

Andrea sorse di scatto, tremante tutte le membra, gli occhi che schizzavan fuoco.