Quando il denaro fu contato, avvolto a rotoli nella carta, intascato da Gian-Luigi, Jacob si affrettò ad aprir l'uscio che metteva nel cortile, significando tacitamente con ciò che gli premeva il suo visitatore se ne andasse.
Il medichino s'avviluppò bene nel suo mantello, si trasse fin sugli occhi il cappello ed uscì; sul passo della porta si fermò per dire all'ebreo:
— Questa sera c'è grande adunanza per importanti risoluzioni. Ci verrai?
— Spero di sì: disse laconicamente Jacob, che dimenticò di salutare con tutta quell'umiltà che mostrava ogni altra volta.
Gian-Luigi s'allontanò; il padre di Ester chiuse accuratamente l'uscio dietro di lui, spense la lucerna che ardeva sulla tavola, ed a tentoni andò verso la scala e salì di sopra.
Ester, abbandonata sopra una seggiola come corpo morto, non era ancora tornata in sè; ed ecco in che modo era accaduto ch'ella fosse colta da un sì grave svenimento.
Appena saliti al piano superiore Ester e suo padre, questi che si mostrava preoccupato e sopra pensiero, mettendo il lume in mano alla figliuola, passò innanzi e si diresse verso l'ultimo scompartimento in cui era stata divisa la stanza, colà dove egli teneva ben bene serrata nello scrigno una parte, e la menoma, dei suoi denari. Padre e figlia ci giunsero in silenzio; Jacob guardava Ester con certo modo scrutatore e penetrativo, ond'ella si sentiva tutta conturbare: ma il vecchio non disserrava le labbra e la fanciulla era tutt'altro che disposta essa a parlare per prima.
Arom fece segno alla figliuola mettesse il lume sulla tavola che abbiam visto esserci colà e su cui quella stessa mattina l'avarissimo uomo aveva contato anche una volta fra le tante il suo denaro: poi spiegata di nuovo la carta della cambiale che il medichino gli aveva lasciato tra le mani, tornò ad esaminarla ben bene. Qui si trovava in presenza di un affare, e la sua preoccupazione cominciò a cedere a quell'attenzione della mente ch'egli soleva dare a ciò che per lui, per la sua smania di guadagno, aveva la massima importanza nel mondo. Anche questa seconda volta l'esame di quella carta non gli fece cattiva impressione, perchè sulle sue labbra livide e sottili apparve un certo stiramento che faceva funzione da sorriso, e senz'altro egli prese nel solito nascondiglio le chiavi dell'armadio ed andò ad aprirlo.
Quando ebbe dischiusa innanzi la cassa di ferro che era colà dentro e potè bearsi della vista dei sacchetti così bene ordinati in ischiera, ogni pensiero altro che la sua passione pel denaro non fosse, si dileguò del tutto dall'animo suo. Prese con mano che si potrebbe dire amorosa, uno di quei rigonfi sacchetti; avreste detto che lo palpava carezzevolmente, recandoselo in grembo, lo strinse al petto con affettuoso riguardo nel portarlo sulla tavola: colà ne sciolse il legacciolo e con precauzione e lentamente, perchè non sonassero di troppo, versò sul piano della tavola le monete d'oro che lo riempivano. Gli occhi del vecchio avaro brillavano, ne tremavan le mani, ne diventava affannoso come per troppa commozione il rifiato, si disegnava di più in più sulle sue labbra tirate la smorfia del suo sorriso.
— Ester, Esteruccia, diss'egli colla voce soffocata, aiutami a contare per cinquanta mila lire di marenghi... Poveri marenghi! Essi hanno da andar via, sono condannati a lasciarmi, a lasciare i loro compagni, ma non temere; e' torneranno... oh oh! se torneranno!... e conducendo con esso loro una buona e bella quantità di compagni.