La vecchia si mise a strillare per quanto le concedea la stretta alla strozza delle mani convulse di Jacob.

— Misericordia!... Aiuto!... Per carità, gridava essa colla voce arrangolata; non mi ammazzate, sono innocente...

— Ah! innocente! sclamò con rabbia sempre maggiore Arom, il quale alzatosi prese a percuotere coi talloni la vecchia caduta, mentre questa liberata dalla stretta della gola urlava con quanto ne aveva in corpo:

— Soccorso!..... Accorr'uomo!..... o povera me!... Mi ammazzano!... Ahi! Ahi! Ahi!

— Taci!.... Vuoi tacere!.... diceva il furibondo percotendola sempre a quel modo.

Ma una persona s'avanzò, e, preso il vecchio alle spalle, lo allontanò dalla donna con una specie di autorità; era Ester. In lei s'era calmato alquanto il profondo turbamento del primo istante; nella gravità delle circostanze un'anima non fiacca trova sempre anche contro ogni previsione la forza e la risolutezza che occorrono; quando quella sventura o quel pericolo che tanto si sono temuti vi hanno sopraggiunto, per sopportarli ed affrontarli voi vi trovate ad un tratto una certa energia di cui non vi sareste manco creduti capaci. Ester in presenza della tragica solennità di quella scena tanto paventata sentì ben tosto riagire in sè un sentimento che era un'irritazione ancor esso, uno sdegno, un nuovo coraggio. Quando uno si sa minacciato da un disastro e vive nell'incertezza di quando e di come abbia esso a piombargli sopra, quasi desidera che presto avvenga la catastrofe per esserne fuori pur finalmente. Fu qualche cosa di simile ciò che pensò Ester in quel punto: la catastrofe era lì, presente; bisognava farle buon viso. La compassione per Debora così maltrattata dal vecchio inferocito venne a darle la spinta: a lei s'apparteneva d'entrare in mezzo a sostenere la parte principale in quell'orribile scena. Su di sè era suo debito di chiamare lo sfogo di quel selvaggio furore; Ester, come vedemmo, si frammise fra Debora e suo padre.

— Tornate in voi: diss'ella freddamente e di guisa che appena era in lei un lieve tremito delle labbra a manifestare l'interna emozione. Non è con Debora che dovete prendervela, ma con me.

Jacob mandò una voce di furore, che pareva un ruggito soffocato e sembrò volersi lanciare su di Ester. Ella rimase immobile guardandolo con occhio triste, ma sicuro. Padre e figlia stettero così un minuto fronte a fronte, coll'aspetto egli d'un furibondo capace d'ogni eccesso, colla rassegnata fermezza ella d'una vittima pronta a tutto. Ma l'influsso di quelle avvenenti sembianze sull'anima del padre, in cui la figliuola era pure uno dei due unici suoi e potentissimi amori, non era tuttavia svanito così che fissando i suoi negli occhi di Ester non si commovesse in alcuna misura il suo cuore. Egli si tirò indietro d'un passo e la minacciosa ferocia della sua fisionomia lasciò alquanto luogo ad una espressione di profondo dolore.

— Tu dunque lo confessi, sciagurata! diss'egli con un gemito.

Liberata di quella guisa per l'intervento della padrona, Debora tutta indolenzita e sbalordita, erasi alzata lentamente tastandosi la persona: una paura indomabile la occupava; credevasi giunta alla sua ultima ora ed in lei gli anni non lasciavano bastevole vigoria da riagire contro il pericolo. Un pensiero solo rimaneva nella sua testa confusa, nella sua ragione smarrita: salvarsi da quegli artigli del vecchio, fuggire quel suo furore, cercare difesa contro nuovi eccessi del padrone dissennato dall'ira.