Ma come fuggire? Le gambe tremanti la reggevano appena: mai più non avrebbe avuto tempo di correr giù delle scale, precipitarsi all'uscio, aprirlo e guizzar fuori prima che Jacob l'avesse raggiunta. Guardando cogli occhi sbarrati tutt'intorno per cercare un modo di scampo, le venne fatto di veder lì presso la finestra: non ci stette a ragionar su nè poco nè assai, si gettò verso di essa, ne aprì le invetrate colle mani frementi e chinandosi all'infuori, con tutto quel più di voce che le consentiva la terribile sua emozione si diede a gridare per la tenebra della notte:

— Aiuto! aiuto!... Ci assassinano!

Non potè aggiungere altre parole chè Arom le arrivava sopra e ghermendola colla destra per quel poco di viluppo che le facevano sulla nuca le magre treccie delle sue chiome canute, la trasse violentemente entro la stanza, mentre coll'altra mano le tappava la bocca.

— Taci, mala femmina, o ch'io, com'è vera l'esistenza dell'Eterno, ti strozzo.

— Lasciate quella misera: disse Ester intromettendosi nuovamente: non la maltrattate ed ella tacerà; ve lo prometto io. Non è vero, Debora, che per far piacere a me tu tacerai?

La vecchia fante, ancorchè avesse voluto, non avrebbe potuto più continuare le sue grida. Ogni forza era assolutamente spentasi in lei. Jacob sentì che gli mancava sotto le mani, e poichè egli la lasciò andare, ella si accoccolò in terra non isvenuta, ma senza precisa e piena coscienza di sè e delle cose che avvenivano intorno a lei, quasi imbecillita.

Ester chiuse ella medesima la finestra: questa guardava in un altro cortiluccio interno del ghetto, diverso da quello in cui era l'uscio d'entrata; alcuni probabilmente dagli alloggi vicini avevano udito le grida di Debora, ma per quella fredda, nevosa notte d'inverno, nessuno aveva pensato bene di scomodarsi pur tanto da aprir la sua finestra a guardare donde partissero quelle grida e che cosa le cagionasse.

Abbandonata la fante, il padre di Ester si rivolse di nuovo alla figliuola; ma dal suo volto era scomparsa ogni traccia di men crudo sentimento e vi stava sola l'espressione dell'ira feroce.

— Tu lo confessi! ripetè digrignando i denti o, per meglio dire, le gengive. Tu sei colpevole?...

Ester sollevò nobilmente la testa, e con coraggiosa fermezza rispose: