— Amo!
Jacob abbassò la voce, ma l'accento era terribile:
— Tu se' madre?
La giovane curvò il capo.
— Maledizione! urlò il vecchio: e come hai tu potuto credere che io tollerassi una tanta infamia, una simil vergogna?... Ed è questo il compenso al tanto amore che ti portavo?... Pel Dio d'Abramo! La scelleraggine nasce adunque compagna alla donna e cova in lei seconda natura? La tua anima è un nido di vipere. Tu hai tradito tuo padre ingannandolo giorno per giorno, porgendo sfacciatamente al suo bacio una fronte infamata!... Oh mi annienti il fuoco del cielo se tu non avrai da scontare con lagrime di sangue, con lagrime per tutta la vita l'orrenda colpa: tu e quella sciagurata là, più vile d'ogni vil cosa in questo mondo.
Ed accostatosi alla vecchia Debora sempre accosciata a quel modo per terra, la percosse con un calcio.
La misera mandò un gemito.
— Per carità! per carità! susurrò essa con quel poco fiato che le rimaneva.
Ma il vecchio furibondo, assalito in quella da un'altra idea, si slanciava di nuovo contro la figliuola.
— E il tuo complice? Oh oh su di lui avrà da piombare eziandio la mia giusta vendetta... Io sono un povero vecchio.. un ebreo... un nulla, a cui si può impunemente recare la più fiera offesa, un verme che si schiaccia, senza il menomo riguardo e senza il menomo rischio, passando... Quell'infame lo crede; e di certo ride di me, del debole padre ingannato e beffato... Miserabile! Il suo riso gli rimarrà nella strozza... Trema per lui, qualunque siasi, fosse pur anco un potente, trema per lui, donna perduta che tu sei, trema se tu l'ami!... Io no, non sono il verme innocuo che si calpesta impunemente; sono un essere che striscia nel fango, sono un rettile; sia; ma un rettile velenoso che morde il piede incauto che gli si posa sopra ed uccide il suo calpestatore... Il tuo amante, il padre di quel frutto infame che tu porti nelle tue viscere, te lo dico io, morrà, di cruda, orribil morte, morrà... E tu pure morrai; e la tua creatura maledetta nel tuo seno morrà senza veder la luce del sole.