— Conviene che sappiate essere il nostro amico un figliuolo d'ignoti genitori, abbandonato nelle fascie...

La vecchia non fu tanto padrona di sè che non mostrasse per un lieve movimento una certa impressione in lei prodotta da questa novella, e Giovanni, che era molto osservatore e che in questa occasione ancora ci poneva tutta la sua attenzione, non fu senza notare quell'effetto, quantunque fugace, delle sue parole.

— Con lui bambino, continuava l'amico di Maurilio, furono trovati alcuni oggetti destinati forse nel pensiero di chi ce li aveva posti a farlo riconoscere un giorno....

— Che oggetti? domandò con vivo interesse la Gattona, a cui fu impossibile frenare o nascondere un sentimento che era qualche cosa di più di una semplice curiosità.

— Non ho nessuna difficoltà a dirvelo: questi oggetti erano un rosario, un bottone d'argento da livrea ed una lettera di poche parole.

La nonna di Gognino chinò gli occhi alla terra perchè lo sguardo del giovane fisso su di lei non potesse vedere entro essi il turbamento che l'aveva presa. Giovanni si tacque come per aspettare che la donna dicesse alcuna cosa; ed ella, rimasta così un poco immobile e muta, cogli occhi bassi, sentendo che qualche parola bisognava pur dirla, domandò poi, evitando studiosamente d'incontrare coi suoi gli occhi del giovane:

— Or bene, per che modo ci ho io da entrare in codesto?

— Ve lo dico subito. Il vostro nipotino avendo per caso veduto uno di quegli oggetti, cioè quel tal bottone, si lasciò sfuggir detto che voi ne possedevate un altro affatto simile.

La Gattona fu così malaccorta da volersi tosto difendere.

— E che per ciò? diss'ella. Primieramente codesti bottoni da livrea si rassomiglian tutti, e il mio potrebbe anche non essere identico a quello: e poi, quand'anche fosse, chi sa quanti si troveranno possederne di simili, e si avrà da dire che per ciò hanno da aver avuto parte nel trafugamento, che so io di simile, di quel bambino?