Don Venanzio riconobbe la giustezza dell'osservazione, ma rispose che nel suo concetto non trattavasi già di contar la faccenda subito e senz'altro al marchese, sì invece di introdursi, Maurilio, nella casa e nelle buone di lui grazie, per aver egli più facilmente di poi, quando ne fosse il caso, entratura a parlare a quel potente personaggio di ciò che lo riguardava.
Il giovane non trovò più nulla ad opporre, e mezz'ora dopo Don Venanzio e Maurilio salivano le scale che conducevano all'appartamento del marchese. Come al giovane trovatello battesse il cuore, ve lo lascio pensare.
CAPITOLO XI.
Il marchese era in casa ed accolse i due visitatori appena gli furono annunziati. La prima impressione che su lui fece l'aspetto poco grazioso e in quel momento impacciato di Maurilio non fu delle più favorevoli. Dietro le cose scritte da quel giovanetto con tanto calore e tanta sicurezza, il marchese si era formata dell'essere di lui un'immagine ben diversa: e quel nome di Maurilio il quale era pure una delle cause precipue del subito interesse che il vecchio nobile aveva sentito per quello sconosciuto giovane gli aveva ricordato una tutt'altra figura, un tutt'altro tipo da quelli che ora vedevasi venire innanzi nella persona del protetto di Don Venanzio. La timidità e la mala grazia nel primo presentarsi di Maurilio, parvero al marchese una scontrosità diffidente ed un riserbo ostile per natura sospettosa e rozza. Poichè quell'individuo non rispondeva per nulla a quell'idea ch'e' se n'era formato, il marchese fu molto presso a dirsi tosto che avrebbe fatto meglio a non evocare innanzi a sè quello spirito della democrazia così infelicemente incarnato.
Era egli però troppo squisitamente gentile per manifestare nella menoma guisa questi suoi sentimenti. Senza punto muoversi dal suo seggiolone, fece un benevolo segno di saluto ai due che entravano, e colla mano accennò loro due scranne perchè sedessero.
— Eccole quel giovane, di cui abbiamo parlato questa mattina: disse Don Venanzio; cui Ella ha voluto essere così generoso protettore....
E volgendosi a Maurilio, soggiunse:
— Ringrazia il signor marchese, chè gli è proprio a lui che tu devi la tua liberazione.
Il nostro eroe si confuse, arrossì, e come sempre quando non aveva superata quella certa timidità che era in lui, balbettò impacciate parole.
— Certo... signor marchese... la ringrazio... la mia riconoscenza...