Baldissero venne in soccorso della sua confusione.

— Ella non mi deve nessuna riconoscenza. Ho creduto che la sua e quella dei suoi compagni non fosse che una imprudente avventatezza giovanile, abbastanza punita coll'arresto di poche ore... Ed è appunto per convincermi se in ciò avevo ragione che ho desiderato conoscerla e parlarle. Quello che ho letto scritto di suo pugno mi fa troppo temere in lei un nemico della società, e d'altra parte l'affetto e le raccomandazioni del nostro buon parroco per lei sono una guarentigia... Ho caro di convincermi da per me quale ha ragione dei miei timori o della buona idea del mio vecchio amico Don Venanzio.

All'udire il marchese parlare della lettura da lui fatta di quelle sue pagine scritte in segreto per sè, per la effusione segreta dell'anima, pagine che nel suo concetto non dovevano cader mai sotto l'occhio d'un vivente, Maurilio si turbò vieppiù. In parecchi luoghi di quello scartafaccio, l'amore che gli fremeva nell'anima aveva gittato per isfogo delle aspirazioni, dei trasporti, delle estasi in versi concitati e tumultuosi ed in prosa più lirica dei versi. Il marchese aveva egli letto anche quelle pagine? Il nome di Virginia trovavasi scritto in tutte lettere; e quel nome a Maurilio pareva che dovesse fiammeggiare in mezzo all'oscurità delle altre parole come una vivida luce ad attrar l'occhio del riguardante. La fanciulla dell'amor suo non era nomata con più precisa indicazione; ma chi, a suo concetto, non avrebbe dovuto, conoscendola, ravvisare la vera Virginia a cui quelle parole s'indirizzavano? A qual altra donna al mondo si sarebbero potute adattare quelle adorazioni, quegli omaggi, quelle ammirative parole? Secondo lui a nessuna. Il marchese doveva infallantemente nell'idolo a cui era bruciato quell'entusiastico incenso di passione, riconoscere sua nipote.

Bene lo aveva assicurato Don Venanzio che il marchese nella sua squisita delicatezza si sarebbe guardato bene dal leggere cosa che appartenesse alla vita intima del cuore; ma leggendo le pagine in cui egli aveva espresse a sè e per sè solo le sue opinioni politiche e filosofiche, s'era pur penetrato nella vita intima della sua intelligenza, e perchè si sarebbero arrestati innanzi ai segreti del suo cuore, il marchese sopratutto che vi poteva essere invitato da quel nome di Virginia, che indubitatamente doveva rispiccargli innanzi agli occhi?

Il turbamento di Maurilio adunque fu tale che Don Venanzio e il marchese medesimo se ne accorsero.

— Coraggio! disse il primo dei due per venire in aiuto del giovane; il marchese ti ascolterà con bontà, e non hai nulla da temere da lui.

Baldissero fece colla mano un cenno pieno di garbo che significava: «Si tranquilli e rassicuri,» e si volse al parroco:

— Che cosa il suo amico potrebbe temere da me?... Nel mio pensiero questo colloquio non ha da essere l'urto di due personalità, sibbene la discussione di due principii che si trovano a fronte, se pure uno di questi principii non vuole sfuggirla, siffatta discussione.

Maurilio sollevò la sua grossa testa che teneva curva al petto ed espose alla luce la vasta fronte su cui l'interno suo travaglio di quel momento aveva fatto spuntare a goccia il sudore.

— No, signor marchese, diss'egli più fermo e più sicuro la voce e l'aspetto; il principio ch'Ella mi fa l'onore di credere ch'io rappresento non isfugge la discussione.