— Maurilio! esclamò con tono d'ammonimento Don Venanzio, timoroso che il suo protetto offendesse il nobile suo ascoltatore.

Ma il marchese con un benigno sorriso e con un cenno rassicurante della mano disse amichevolmente:

— Lo lasci dire, caro Don Venanzio; e poi voltosi a Maurilio soggiunse: continui con tutta libertà, la prego.

— Nella natura vi sono delle distinzioni fra gli uomini, così continuò Maurilio; nella società conviene che vi sieno fra essi dei gradi e delle condizioni diverse: ma come fissare il grado e la condizione che deve spettare ad un uomo prima ancora ch'egli nasca? Il diritto ereditario, che è giustissimo quanto alla proprietà economica acquistata dal lavoro individuale coll'intento specialmente di trasmetterla ai figli od alle persone che ci son care, diventa d'una assurda ingiustizia quando lo si vuole applicare a quei vantaggi cui soltanto il merito personale deve acquistare, che alle virtù di chi li possiede, non a quelle de' suoi maggiori si devono concedere. Certo non si potrà mai eliminare l'influsso delle circostanze esteriori in mezzo a cui ciascuno sviluppa la propria individualità, e di queste circostanze n'è una capitalissima l'azzardo della nascita in queste piuttosto che in quelle condizioni; ma appunto perchè questa ragion della sorte accorda già a taluno sopra i suoi simili un sì considerevol vantaggio, non è necessario, è anzi contro la verità e la natura lo aggiungere a questa prima fatalità un'altra fatalità legale: ed anzi deve la società, per essere giusta, veder di riparare alla disuguaglianza delle condizioni esteriori, aprendo a tutti sempre meglio e facilitando le strade di elevarsi, di pervenire, di perfezionarsi coll'educazione e colla dottrina. Tra il figliuolo del ministro e quello dell'operaio, tutte le probabilità di star sempre innanzi sono già pel primo; perchè stabilire ancora per legge, che il secondo, foss'anche un genio, deve continuare nelle misere e limitate condizioni paterne?

«Sono codeste le ragioni per cui quell'assetto sociale delle caste ha eccitato odii cotanti, fu assalito con sì acceso accanimento e la sua caduta nell'uragano che finì il secolo scorso fu salutata dai popoli con universale applauso in tutto il mondo. La protezione data di diritto ai forti verso i deboli, di cui Ella dice, signor marchese, era degenerata in oppressione — e non poteva essere altrimenti, ned io intendo farne accusa alla classe privilegiata, codesto era nella natura umana; — colui al quale è data un'autorità speciale, duratura, inamovibile per difendervi, troppo facilmente è tratto ad abusarne; l'ineguaglianza stabilita dalla nascita, ammessa come di diritto naturale, ispira quasi inevitabilmente nei privilegiati un disprezzo per coloro che si trovano nei più bassi gradi della scala, e dalla diversità della classe fra gli uomini troppo agevole è il passo a conchiudere per la diversità della natura; troppo è difficile in chi non vi è uguale e che per decreto d'una provvidenza umana che si vuol far passare per destino della Provvidenza divina è condannato a non esservi uguale mai; troppo è difficile vedere un nostro simile. La fraternità umana Cristo l'aveva proclamata, ma restava una lettera morta nell'ordinamento sociale sotto l'impero del feudalismo; la rivoluzione dell'ottantanove l'ha introdotta nell'ordine dei fatti.

«Qual è insomma il bisogno dell'umanità nel suo organamento sociale? quale il dovere di questa società verso l'individuo cui nel suo ambito abbraccia e comprende? Il bisogno di svolgersi il più liberamente e il maggiormente possibile in tutte le sue facoltà: il dovere di proteggere e favorire il meglio che si possa questo sviluppo dell'attività individuale che dà la somma del progresso complessivo e solidario del genere umano. La società feudale, la società divisa per caste, e cristallizzata nei quadri fittizi di condizioni prestabilite, immutabili per l'individuo, non soddisfaceva a questo dovere, impediva si soddisfacesse a questo bisogno. La rivoluzione francese venne a proclamare l'idea del nuovo regime che tosto o tardi dovrà mettersi in atto dapertutto; ed eccone la formola: il maggiore possibile sviluppo della libertà individuale sotto tutte le sue forme, sotto l'impero della protezione sociale. Ogni uomo, quando è giunto nel pieno possesso della sua individualità, nel pieno sviluppo cioè delle sue facoltà fisiche ed intellettive, deve proteggersi da sè, lavorare di suo capo, pensare ciò che gli par vero, credere quanto la coscienza gli comanda, godere de' suoi beni secondo suo volere, in una parola non rispondere di sè che a sè stesso, fuori dei casi in cui osasse violare col fatto suo i diritti d'altrui; allora vi dev'essere la legge che interviene per farlo rientrare nei limiti concessi alla sua attività.

«Ma questa forma di società non è ancora effettuata, e mentre alcuni si sforzano di mettere insieme i rottami dell'antica e farli tener su come un edifizio solido, tuttavia la nuova società si viene lentamente e fra i contrasti costituendo; per dirla con una formola germanica viene diventando. Noi quindi siamo in un'epoca di transizione ed abbiamo tutti i mali, tutti i danni di quello che cade e di quello che spunta: ci troviamo in mezzo agli angoli di due ossature senza polpa, perchè dall'una questa si è già staccata, all'altra non è venuta ancora.

«Da questo stato di rivoluzione continuata nascono certi spostamenti e certi dolori inevitabili e fatali. Tutti gli antichi interessi che si vedono minacciati e lesi lottano con ogni forza e soffrono nel soccombere graduato a cui sottostanno a dispetto di tutto. Le influenze non si spostano senza danni materiali e morali: le abitudini nuove urtano le antiche e fan nascere molti conflitti più o meno dolorosi. I poveri medesimi, i derelitti non travedono ancora che oscuramente la terra promessa verso cui camminano, e da cui ostili interessi collegati li vorrebbero tener lungi. Cominciano ad avere la coscienza del loro diritto, presentono la possibilità di arrivare a soddisfarlo, e si arrabbiano e soffrono di vedersi ciò impedito. Questa situazione è gravida di mille pericoli cui tutti debbono applicarsi a scongiurare e più di tutti quelli della classe superiore che ci hanno maggior obbligo e maggior interesse.

«Io sono nemico della violenza: la abborrisco nella tirannia, la pavento nella rivoluzione. La violenza è una forza cieca che distrugge anche quello la cui distruzione può nuocere, e nulla edifica nè lascia edificare; ma pure alcune volte pur troppo, e quasi sempre per colpa e cecità degli uomini, essa è fatta necessaria, quando al cammino fatale del progresso si sono accumulati ostacoli tali cui null'altro più vale ad abbattere. Vorrei che questa cruda necessità non si verificasse: vorrei che, come lente e graduate si fanno nella natura le modificazioni geologiche, si facessero così a poco a poco, per via di naturale passaggio, gli ammiglioramenti sociali. Miglior mezzo da ciò credo quello che le classi superiori si facciano zelanti collaboratrici del destino, del disegno provvidenziale, nell'affrettare il divenire del futuro.

«E qui coloro che si credono i forti dovrebbero appunto esercitare, ma con altre forme, con altri intendimenti, quel patronato cui si allega posseder essi di diritto verso gl'infimi. Ho detto che l'uomo ha da avere esclusivamente la protezione di sè egli stesso, sotto quella generale della legge; ma questo non esclude il patronato doveroso della beneficenza o della carità. Finora i derelitti non hanno potuto giungere a quel massimo sviluppo possibile della loro individualità che deve farli capaci di provvedere in tutto e per tutto da sè: fino a che i grandi effetti che si devono aspettare dai nuovi fecondi principii non si sieno ottenuti coll'applicazione giusta e coscienziosa dei principii medesimi, bisognerà che i meno felici, i meno istrutti, e quindi, pur troppo, la maggior parte del popolo, sieno sostenuti, guidati, aiutati dal patronato dei felici, dei primi arrivati: da quello dei ricchi e degl'intelligenti, nobiltà o borghesia che si chiamino; ma ciò senza che menomamente ne sieno lesi i diritti e la libertà nè degli uni nè degli altri, ciò non per costrizione legislativa, ma per libera scelta di quelli che lo devono fare.»