Don Venanzio che aveva ascoltato con molta attenzione le parole di Maurilio e dava segni evidenti di provarne viva impressione ed interesse grandissimo, a questo punto saltò fuori con vivacità giovanile:

— Ma questa non è che l'applicazione d'una massima del Vangelo: «Fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi medesimo.» Chi figurandosi povero e derelitto non vorrebbe avere dal potente un aiuto a migliorare le sue condizioni?

— Vi sono certi aiuti, riprese Maurilio, che umiliano chi li riceve e non ottengono lo scopo. L'elemosina è di questi. Eccellente per rimediare a un danno temporaneo, ad una circostanza particolare, immediata, non conferisce per nulla al miglioramento nè particolare nè generale. La beneficenza che s'invoca, e ch'io intendo, dev'esser compresa in un più largo ed efficace significato.....

Fu interrotto da un grattare all'uscio che era il solito cenno del domestico per domandar licenza di entrare.

Il marchese, che aveva prestato e prestava la più raccolta attenzione a quei discorsi, sorretta la fronte dalla palma della mano, il gomito appoggiato al bracciuolo del seggiolone; il marchese sollevò il capo e disse verso la porta:

— Entrate.

Il servo venne ad annunziargli che il sig. Benda chiedeva d'essere ricevuto.

— Venga, disse vivamente il marchese, poi volgendosi a Maurilio, soggiunse con un graziosissimo accento e con un benigno sorriso: questo discorso, se non le dispiace, lo riprenderemo altra volta; e per averne migliori e più facili occasioni voglio farle una proposta. Ho bisogno d'un segretario: vorrebb'ella assumere tale ufficio? Cento lire al mese, l'alloggio, la tavola, abbastanza di libertà per poter continuare nei suoi studii: ecco le mie condizioni.

Maurilio che, al pari di Don Venanzio, s'era alzato, fu assalito da un tremito di emozione, e non seppe rispondere altrimenti che con un inchino; ma rispose per lui Don Venanzio, che proruppe vivacemente:

— Le sono accettate.... Accetto io e rispondo per lui; e spero che la non ne sarà malcontento, signor marchese.