— Quanto a me, saltò su con voce rauca l'omaccione, che aveva galvanizzata in quel punto la sua inerzia con un bicchierino di acquavite: quanto a me lo aspetto finchè qui dentro c'è una goccia di questa roba. Quando abbia finita questa fiaschetta me ne vado ai fatti miei, e il medichino il diavolo se lo porti.
Ma Graffigna gli diede sulla voce.
— Sta zitto, Stracciaferro. Bevi quel che hai dinanzi e non dir sciocchezze. Se il medichino non è qui ancora, è segno che ancora non ha potuto venirci; e quanto ai fatti tuoi, tu non hai altri che quei della cocca, e devi star qui appunto per essi.
Stracciaferro scosse la sua testa enorme; ma si tacque. Nè alcun altro aggiunse più parola.
Pochi minuti dopo si udì un passo franco nel piccolo camerino che precedeva l'ingresso al Cafarnao, ed entrò un uomo di alta statura, avvolto in uno scuro mantello che tuttavia non nascondeva la prestanza delle sue forme, la dignitosa leggiadria delle sue mosse. Era il medichino.
Mentre al sopraggiungere di ogni altro nessuno di quelli che già si trovavan colà erasi mosso, all'entrare di codestui, appena l'ebbero scorto, s'alzarono tutti in piedi con certa attitudine di rispetto, come per un taciturno saluto: tutti meno uno, che era Stracciaferro, il quale aveva scossa di nuovo la sua grossa testa ed aveva mandato una specie di grugnito che pareva quasi un'espressione di protesta contro quell'atto riverente degli altri.
Ad alzarsi primo di tutti era stato Macobaro, e il suo capo si curvò in umilissimo inchino, mentre il giovane capo della cocca fece scorrere di passata il suo vivido sguardo sulle infinite rughe della raggrinzita di lui faccia; ma chi avesse notato lo sguardo pieno d'odio implacabile che aveva guizzato a tutta prima verso Gian-Luigi dalle palpebre floscie ed ingiallite del vecchio, non avrebbe esitato a credere quest'uomo capace d'ogni più fiero proposito contro colui che così umilmente inchinava.
Il medichino s'inoltrò colla sua andatura fiera e la mossa naturalmente superba, senza sciorsi dal mantello onde si avvolgeva. I suoi occhi che erano corsi sulle faccie di tutti i presenti, si fermarono sulla figura grossolana e bestiale di Stracciaferro e la saettarono di sguardi che parevano di fuoco.
L'omaccione volle resistere col suo e lottare contro quello sguardo del giovane; ma nol potè a lungo; le sue pupille quasi a forza dovettero chinarsi, ed egli manifestò il malessere che quello sguardo gli cagionava e il dispetto che di ciò sentiva, con un altro dei suoi grugniti quasi bestiali.
In Gian-Luigi per l'intensità di quella fisa guardatura, le vene della fronte si gonfiavano a poco a poco, e, le sopracciglia aggrottandosi lentamente, veniva disegnandosi ed incavandosi sempre più quella ruga caratteristica che noi gli conosciamo.