— Gli occhi di Gian-Luigi lampeggiarono più fieramente e la ruga che gli solcava il mezzo della fronte apparve più spiccata e profonda; tuttavia aveva egli ancora il dominio della sua volontà e padroneggiava la collera che gli sobbolliva nell'anima. Non era la prima volta che delle velleità di ribellione al suo potere si manifestavano in quell'uomo audacissimo e robustissimo. Fra le nature di quei due individui, l'una elegante, distinta, aristocratica, l'altra grossolana, volgare, bassamente plebea, si sarebbe detto corresse un'antipatia quasi necessaria, domabile soltanto dall'impero della forza, a benefizio di chi avesse questa forza da parte sua. Stracciaferro che di certo non ragionava sulle sue impressioni, ma agiva per istinto, s'era sdegnato di vedere il suo vigore, il suo ardimento, la sua ferocia sottomessi alla supremazia d'un giovane che per quell'empia strada in cui essi camminavano, gli pareva indegno del tutto d'andargli innanzi; e questo sentimento nato confusamente nel suo spirito offuscato dalla grossolanità della materia, dalla continua ebrietà, veniva in lui spiegandosi a poco a poco e manifestandosi via via con qualche atto da prima lievissimo, finchè quella sera l'acquavita gli aveva dato la risolutezza di palesarsi in quel modo che abbiamo visto.
Il medichino da parte sua teneva ognor presente che quel suo primato confertogli dalla scelta de' suoi compagni, egli doveva conservarselo o per dir meglio conquistarselo ancora ad ogni volta mercè l'audacia in una sempre continua lotta contro le ambizioni, le invidie, i sospetti, le malevolenze dei suoi scellerati subalterni; e sapeva che la prima volta in cui egli avesse avuto il di sotto, la sua autorità di colpo sarebbe stata affatto perduta. Andava egli quindi preparato sempre ad ogni evento; e non era uomo da evitare nessun pericolo nè sottrarsi a nessun cimento.
Prima di riprendere a parlare a Stracciaferro, dopo la insolente risposta di costui, Gian-Luigi si tolse il mantello dalle spalle e lo gettò lontano da sè, si sguantò le mani, e ponendo la sinistra in tasca, la destra appoggiò alla tavola che tramezzava fra lui e l'avversario il cui contegno era per lui una sfida.
— Facciamo ad intenderci: diss'egli con un sorriso alle labbra cui rendevano terribile il fuoco degli sguardi e l'aggrottamento della fronte. La vostra condotta e le vostre parole meritano un'esemplare punizione, Stracciaferro...
— Una punizione a me? ruggì quel Sansone avvinazzato digrignando i denti.
Ma il medichino parlando di forza con quell'accento che la natura pareva avergli dato apposta per comandare altrui:
— Non m'interrompete: gridò; risponderete quando io abbia finito di dire.
Stracciaferro borbottò confusamente qualche improperio e tracannò un altro bicchierino d'acquavita. Gian-Luigi continuava:
— Prima di darvi questa punizione però desidero sapere le ragioni che vi han mosso a trasgredire quel dovere di rispetto che avete pel vostro capo, per sapere appunto misurare a queste ragioni la gravità della pena. Or dunque che cosa vi ci ha mosso? Avete qualche rimprovero da farmi? Vi è sembrato scorgere in me qualche cosa che mi rendesse men degno del mio grado? parlate.
Stracciaferro, esordendo per un'orribile bestemmia, parlò colla più brutale franchezza.