— Il suo grado!... Io non so perchè Lei abbia da tenerlo il suo grado.... ecco!.... È forse dei nostri Lei? Ha lavorato come noi di mano e di persona? Ha frustato la vita nelle galere, trascinando la catena al piede come hanno fatto i nostri noi?.... Noi affrontiamo il capestro e Lei si pappa il meglio dei nostri guadagni.... Noi a trascinar una vitaccia sciagurata, inseguiti dalla canèa dei poliziotti; Lei a scialarla con cavalli e carrozze in abiti da moscardino e prendersi una satolla d'ogni piacere. Ora domando io se è giusto codesto; e domando che cosa dà diritto a Lei di godersela in questa guisa..... Perchè Lei e non noi?... Se si ha da guardare al merito, non ho più meriti io di cui tutti conoscono le imprese, e il cui nome è un terrore a tutta la gente ed alla polizia medesima? Se gli è la forza che deve primeggiare, non sono io il più forte?
E terminando con una bestemmia pari a quella con cui aveva incominciato, tese innanzi la sua grossa mano nera, villosa, muscolosa, serrata a pugno, e battè un colpo sulla tavola che parve battuto da un maglio di ferro.
Il medichino diede una ratta sguardata all'espressione delle faccie di quel ristretto pubblico che era presente alla scena. Graffigna appariva più impaziente che mai, l'uomo dagli occhiali mostrava un curioso interessamento che però sembrava propendere di meglio verso il capo della cocca; Macobaro s'era riparato dietro una maschera impenetrabile di indifferenza; gli altri due avevano una certa esitazione che accennava una tendenza a schierarsi dalla parte di Stracciaferro. Gian-Luigi capì che gli conveniva con un colpo decisivo domare senza indugio quelle velleità di ribellione.
Graffigna credette bene d'intervenire, e saltò in mezzo colla sua stridula voce dicendo:
— Queste le sono tutte scempiaggini, Stracciaferro, mio caro amico, che ti venga un accidente..... Tu ci fai perdere tempo e non altro.
— Tacete! intimò fieramente il medichino fulminando l'interrompitore con una terribile occhiata: chi vi ha dato il diritto di parlare?
Graffigna rinsaccò la testa fra le spalle, e fece un atto che voleva dire:
— Non vada in collera con me: non me ne immischio dell'altro.
Gian-Luigi si volse a Stracciaferro e parlò con voce vibrante ma contenuta, autorevole e sempre calma.
— Alle vostre parole non dovrei fare manco l'onore d'una risposta e punirvi senz'altro, ma prima mi piace mostrarvi eziandio l'assurdità delle vostre impertinenti pretese, poi più pesante ancora si abbasserà su di voi la mia mano punitrice.